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PAGINA INIZIALE

by Resolute John Florio

ECCO IL TESTAMENTO ORIGINALE SCRITTO A MANO DA JOHN FLORIO, CON LE SUE CORREZIONI, LO STEMMA, E MOLTO ALTRO

“…unbound volume of divers collections and rapsodies…”

Questo articolo é dedicato a Nazareno Spaziani. 

Il 20 luglio 1625, all’età di 72 anni, John Florio scrisse il suo testamento. Questo sito web ha pubblicato il documento originale del suo testamento di proprietà dell’Archivio Nazionale di Londra, con una trascrizione completa del testo. Quel documento, tuttavia, è stato scritto da un segretario della Corte di Canterbury, non da John Florio. Questo articolo, invece, mostra il testamento olografo di John Florio, scritto da lui, con il sigillo del suo stemma, la sua calligrafia, le correzioni apportate da Florio e le differenze tra il manoscritto originale scritto a mano da Florio e quello trascritto dalla Corte di Canterbury.

IL TESTAMENTO OLOGRAFO DI JOHN FLORIO: LA SUA CALLIGRAFIA

John Florio possedeva diverse grafie che utilizzava in diversi contesti professionali. La “mano Italiana” era utilizzata principalmente per i manoscritti delle sue opere pronti per esser mandati in stampa; la “secretary hand” era invece utilizzata in contesti legali e più ufficiali, quando lavorava, ad esempio, come segretario di Michel de Castelnau (1583-1585), Henry Wriothesley (1589/91- 1598) e della regina Anna di Danimarca (1604-1619), scrivendo le loro lettere. La sua calligrafia personale, invece, piccola, ordinata e perfetta, era usata principalmente per annotazioni, lettere private e, in questo caso, per il suo testamento.

Un’analisi dettagliata del suo testamento può essere letta qui. Questo articolo, invece, si concentrerà sulla calligrafia di Florio e su altre curiosità riguardanti il suo testamento.

Uno degli argomenti più interessanti che riguardano il manoscritto originale è proprio la sua grafia: piccola, ordinata e perfetta:

John Florio's holographic will
– Testamento Olografo di John Florio –
[Licensing and Reproduction: This document is copyrighted by The National Archives and it cannot be downloaded, shared or resold without their permission.]

IL TESTAMENTO DI JOHN FLORIO: IL SIGILLO DEL SUO STEMMA

In tutte e quattro le quattro pagine del suo testamento, Florio ha applicato il “solito sigillo del mio stemma”, il sole con i raggi, che appare anche nel suo ritratto:

John Florio's holographic will
– Testamento Olografo di John Florio, il sigillo del suo stemma-
[Licensing and Reproduction: This document is copyrighted by The National Archives and it cannot be downloaded, shared or resold without their permission.]
John Florio's holographic will
– Il testamento olografo di John Florio, il sole con i raggi –
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IL TESTAMENTO OLOGRAFO DI JOHN FLORIO: DIFFERENZE TESTUALI

Ci sono alcune differenze tra il testamento originale scritto da John Florio e il documento trascritto dal tribunale di Canterbury nel 1625.

Le principali differenze riguardano le varianti testuali del testamento. Per meglio differenziare i due documenti, definirò il testamento olografo di Florio come “W1” e il testamento trascritto dalla Corte come “W2”.

W1: my mercifull sauiour and Redeemer, and of God the holy ghoste, three persons, and one euer-living and omnipotent God in unitie and Trinitie, my most-louing Comforter and Preseruer; Amen.

W1: memorie, heartie, well-remembring, certaine, uncertaine, principaly, penitently-sorrowefull, belieuing, blood, forgiuenesse, transitorie, most-blessed, ordre, heere-under, iewels, house-holde, saie, verie, povertie, anie thing els, ink-horne, dust-box, dictionarie, (as a iewell fitt for a Prince), memorie, anie, extreamitie, monie-worth, houshold-stuff, dearely-beloued, truely-honest, ouer-seers,  greene-veluet, for-ever, importunitie, golde-ring, leaden-ceastern, candle-cup, deliberation,

W2: my mercifull Savyor and in Unity & .Irinity my most loving Comforter and preserver Amen.

W2: memory, hearty, well remembring, certayne, uncertayne, principally, penetently sorrowfull, beleeuing, bloud, forgiuenes, transitory, most blessed, order, heere undernamed, jewells, houshold, say, very, poverty, anything els, inkehorne, dust box, dictionary, as a jewell fit for a Prince, memory, any, extremity, monie worth, houshold stuffe, deerly beloued, truely honest, ouer seers, green velvet, for ever, importunity, gold ring, leaden Ceastern, candle cup, deliberacon,

Tra W1 e W2 c’è una differenza per quanto riguarda le parole, i composti, le parentesi e le virgole.

JHON, ANNA, ROSA.

Ci sono anche altre curiosità: il nome John è sempre scritto come “Jhon” in W1, mentre “John” in W2:

John Florio's holographic will
Il testamento Olografo di John Florio, “Jhon” Florio
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John Florio's holographic will
Il testamento Olografo di John Florio , “Jhon” Florio
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Inoltre, la regina Anna di Danimarca, spesso citata nel testamento, è citata come Anna nel W1 (come amava chiamarsi), e come Anne nel W2.

John Florio's holographic will
Il testamento Olografo di John Florio, “Queene Anna”
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ROSE SPICER

Inoltre, sua moglie è citata come Rose nel W1, e come Rosa nel W2, nella firma scritta in Latino approvata un anno dopo, 1626.

John Florio's holographic will
Il testamento Olografo di John Florio: Rosa Florio
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John Florio sposò Rose Spicer nel 1617, a 64 anni. Non si sa con certezza quando morì la sua prima moglie, ma dopo il 1588 non ebbe più figli, e quando si trasferì a Titchfield tra il 1589 -1591 sotto il patrocinio di Henry Wriothesley, Terzo Conte di Southampton, era già vedovo. Nel testamento, Florio cita la sua prima moglie quando menziona sua figlia Aurelia. L’unica figlia sopravvissuta, Aurelia Molins, era una levatrice di successo e molto conosciuta, apprendista di William Clowes, chirurgo di Elisabetta I. Florio le regala la “fede nuziale con la quale ho sposato sua madre”. Questo significa che ha tenuto l’anello, e che di conseguenza ebbe un matrimonio felice con lei. Quindi probabilmente è morta a causa di una malattia, forse la peste, insieme agli altri figli. Nel testamento, Florio menziona la sua “amata moglie Rose” e si rammarica del fatto che “non può darle o lasciarle molto come ricompensa del suo tenero amore, delle sue cure amorevoli, della sua dolorosa diligenza e del suo continuo travaglio in tutte le mie fortune e in molte malattie, che nessun marito ha mai avuto una moglie più affettuosa, un’infermiera infaticabile e un’amabile consorte”. Queste parole indicano una relazione coniugale che copre un periodo molto più lungo degli otto anni che intercorrono tra il suo matrimonio formale nel 1617 e la sua morte nel 1625. Il termine “tutte le mie fortune” implica certamente un legame tra loro precedente all’età in cui Florio l’ha sposata. Quindi è molto probabile che egli abbia vissuto evidentemente in concubinato per molti anni e che alla fine l’abbia sposata nel 1617, solo otto anni prima della sua morte.

CORREZIONI E SPAZI VUOTI

Nella prima pagina del testamento, Florio corregge “misera vita” con “misero corpo”:

John Florio's holographic will
Il testamento Olografo di John Florio, “misera vita”
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Quando menziona il suo servo, Artur, lascia uno spazio vuoto:

john florio's holographic will
Il testamento olografo di John Florio, spazio vuoto
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I tanti stupidi sprechi e l’incuria di Giacomo I portò il ministro delle finanze a sospendere tutte le pensioni dei servitori della Regina, compreso John Florio. Proprio per questo motivo, Florio non ricevette la pensione che meritava dalla Corona, e visse gli anni della pensione lottando per controllare i suoi debiti.

L’ultimo testamento di John Florio è il diario di un letterato che ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in “povertà” (tuttavia, poteva ancora permettersi un servo), circondato dai suoi amati libri, da piccoli pegni d’affetto, da pochi amici fidati, costantemente preoccupato per i vecchi nemici, e con qualche segreto.

GLI ESECUTORI E I MANOSCRITTI

Gli esecutori testamentari di Florio furono Richard Cluet, vicario e predicatore a Fulham, e il vescovo Theophilus Field. È stato insinuato che Florio, negli ultimi anni della sua vita, divenne molto religioso sotto l’influenza di Field, e successivamente lo nominò come suo esecutore testamentario. Va notato, tuttavia, che Florio conosceva già sicuramente Field perché faceva parte della cerchia dei Pembroke. Era, infatti, conosciuto principalmente non come vescovo, ma come poeta.

Battezzato nella Chiesa di Cripplegate, il 22 gennaio 1574, Teophilus era il fratello maggiore di Nathaniel Field, uno dei principali attori delle opere di Shakespeare, come si legge anche all’inizio della prima edizione del First Folio (1623).

Nathaniel Field iniziò la sua carriera come apprendista tipografo e stampatore. Sembra che non ci sia alcuna relazione tra Nathaniel Field, l’attore, e Richard Field, lo stampatore, ma erano vicini di casa, e vivevano nella stessa piccolo borgo di Blackfriars.

Nathaniel ebbe anche un ruolo principale in Cynthia’s Revels di Ben Jonson, Poetaster, Epicoene, e nel Bussy d’Ambois di Chapman. Era un grande favorito di Jonson, che lo considerava alla pari di Burbage. In Bartholomew Fair troviamo il seguente passaggio:

Cokes. Which is your Burbage now?

Leath. What mean you by that, sir?

Cokes. Your best actor, your Field?

Lit. Good, i’ faith! tou are even with me, sir.

Leath. This is he, that acts young Leander, sir; he is extremely beloved of the womankind, they do so affect his action, the green gamesters, that come here!

Era un uomo sposato, e di indole molto gelosa, e amava interpretare Otello. Aveva una famiglia e morì nel 1632/3 dopo essersi ritirato già da qualche anno dalle scene.

Le date di nascita sia di Teophilus e di Nathaniel si possono leggere a pagina 207 di Memoirs of the Principal Actors in the Plays of Shakespeare pubblicato dalla Shakespeare Society nel 1896. Teophilus era un poeta, e nel 1600 curò e contribuì a una raccolta di versi per la morte di Oratio Pallavicino, dedicati alla sua vedova.

Teophilus Field e Richard Cluet rinunciarono all’esecuzione del testamento di Florio e il 1° giugno 1626 fu affidata a Rose Florio, la vedova, una commissione da eseguire. Una nota in “secretary hand” in latino in tal senso segue il testamento, che si può vedere qui di seguito:

Il testamento olografo di John Florio, la “secretary hand” in Latino
[Licensing and Reproduction: This document is copyrighted by The National Archives and it cannot be downloaded, shared or resold without their permission.]

Ho provveduto a trascrivere in Italiano la “secretary hand” in Latino. Qui sotto, potete leggere sia l’originale in latino che la sua traduzione in Italiano:

A margine, depennato: 1 Iunii 1626. Iurata Rosa Florio, coram me [..]

Primo die, mensis Iunii. Anno Domini 1626. 

Emanavit comissio Rosae Fflorio, relictae Iohannis Fflorio miper* de Ffulcham in comitem Midd* eius defhentem ad administrandum bona, iura et eredita dicti defuncti iuxta tenorem et effectum testamenti eiusdem defuncti, euo quod reverendust in Christo pater Theophilus promissione Landavensis episcopus et Bartholomeus Olvet, sacre theologie professor, in dicto testamento nominati, ex certis causis eos et amministratoes suos in ea parte iuste morientis oneri executionis testamenti predicti ex presente renuntiarunt, et ex auctoritate Curie plenius liquet de bene Christo iurat. 

depennato:Iohannes

Blasii.  

Il nome del conte di Pembroke è segnato con Midd, certamente un nome autorevole e noto pubblicamente, a tal punto che per il notaio e gli attori del documento non era necessario scrivere il nome in forma completa. Dopo Iohannis Fflorio, invece, prima della provenienza, vi è una parola trascrivibile con nuper, nupar, miper, mipar. Se si trattasse di una congiunzione nuper, sarebbe semplicemente trascrivibile, ma essendo inclusa nel nome/provenienza non posso escludere che abbia altro valore nominale o attributivo. Ecco la traduzione in Italiano:

E’ fatto noto, il mandato di Rosa Florio, erede di Giovanni Florio * di Fulham, in compagnia del suo difensore (tutore) nell’amministrazione dei beni dei diritti e l’eredità di detto defunto e in conformità del tenore e per gli effetti del testamento dello stesso defunto, per cui il reverendo padre in cristo Teophilus Field Vescovo di Landaffe e Richard Cluet professore di teologia sacra, nel detto testamento nominati, per motivi certi i suoi amministratori per i giusti oneri derivanti dall’esecuzione del predetto testamento del moriente, immediatamente rinunciarono ed in forza della piena e chiara autorità della Curia giura in Cristo sui beni (da amministrare).

Blasii, Preceduto da Iohannis depennato. 

Secondo la Yates, il rifiuto da parte di Field e Cluet quasi certamente ha a che fare con il rifiuto da parte del Conte di Pembroke di accettare l’eredità o di rendersi responsabile della pubblicazione dei manoscritti di Florio, aggiungendo che:

“Due anni prima che Florio facesse testamento, Heminge e Condell avevano dedicato le opere del defunto William Shakespeare al conte di Pembroke e a suo fratello. Certamente questi manoscritti di Florio non furono mai pubblicati sotto l’egida di Pembroke”

Yates, F., John Florio, the life of an Italian in Shakespeare’s England, p. 316

Florio desiderava che questi libri e manoscritti fossero collocati nella biblioteca di Pembroke, a Wilton o nel castello di Baynard a Londra, e pregava il Conte di proteggere sua moglie dalle molestie dei suoi nemici e di consegnarle ogni profitto derivante dalla pubblicazione dei suoi manoscritti.

È certo che il Pembroke rifiutò la richiesta di Florio, ma a un certo punto, egli possedette i manoscritti di Florio, poiché è noto che consegnò del materiale a Torriano, che curò il dizionario italiano-inglese di Florio nel 1659, aggiungendo la parte inglese-italiano. Quello che ne fece del resto del “volume sfuso di diverse collezioni e rapsodie” è, ancora oggi, un mistero.

Ho provveduto a trascrivere il testamento olografo di John Florio, rispettando il testo, le righe, la punteggiatura, l’ordine e le pagine, senza alcuna variazione. È possibile scaricare e leggere gratuitamente il testo qui sotto.

IL TESTAMENTO OLOGRAFO DI JOHN FLORIO – Scarica il testo qui sotto.


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“Il testamento olografo di John Florio: un’analisi” di Marianna Iannaccone è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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michelangelo florio

UN NUOVO DOCUMENTO SU MICHELANGELO FLORIO

“da lieti e vaghi fior il nome prendo…”


Ho avuto il piacere di scoprire, recentemente, un nuovo documento1 su Michelangelo Florio mai venuto alla luce prima d’ora, che testimonia non solo il suo interesse per la poesia, un ambito che mai, prima di oggi, era stato citato intorno alla sua figura, ma che conferma anche le sue relazioni interpersonali con personaggi di spicco dell’epoca, come Cosimo I de’ Medici, oltre che il suo talento letterario. 

Egli, infatti, scrisse una canzone per il Duca di Toscana: questa canzone inedita fu trascritta da Pietro Ricciardi, illustre giureconsulto e poeta elegante originario di Pistoia. Nato nel 1545, Ricciardi fu versatissimo nelle scienze giuridiche, e in questa materia scrisse varie opere 2. Come poeta scrisse alcuni sonetti in morte di Cosimo I Gran Duca di Toscana, un raro opuscolo pubblicato per Giunti nel 1574, Sonetti in morte del sereniss. Grand Duca ti Toscana, vari sonetti 3 e una lunga canzone sopra la città di Pistoia 4.

Appassionato di letteratura e di poesia, Ricciardi trascrisse di sua mano un volume intitolato Scelta di rime di diversi non più date in luce e raccolte per me. Questo manoscritto, con legatura in pergamena floscia, è conservato oggi nella biblioteca Forteguerriana su scaffale B 175, insieme ad altre poesie manoscritte dello stesso autore con la stessa grafia. Quest’opera contiene diverse rime di tantissimi autori, alcuni conosciuti come Francesco Petrarca, Annibal Caro, Rodomonte Gonzaga, Luigi Alamanni, Bernardo Tasso, e molti altri. Fra questi, troviamo anche Fra Paolo Antonio, lo stesso nome che Michelangelo Florio si era conferito girando l’Italia come predicatore 5 . Il componimento attribuito a fra Paolo reca il seguente titolo: “Canzone a Cosimo de Medici Creato Duca di Firenze.” In effetti con Cosimo I de’ Medici, Michelangelo Florio ebbe un rapporto di fiducia, oltre che di lavoro. Difatti, quando Michelangelo fu arrestato per eresia tra il Gennaio-Febbraio del 1548, si stava recando da Firenze a Napoli per predicarvi la Quaresima su invito di Cosimo stesso. Dopo l’incarcerazione, Cosimo de Medici scrisse una lettera all’ambasciatore fiorentino Averando Serristori, dando istruzioni in favore di Fra Paolo Antonio che “si trova in torre di nona costà [a Roma] prigione [prigioniero] 6”. Florio, dalle terribili carceri, espose nelle sue lettere a Cosimo il suo tristissimo stato, implorando il suo aiuto7. Riuscì, infine, a scampare alla morte mettendo il Duca di Firenze in guardia per una lettera che sarebbe girata in Tor di Nona, nella quale si sarebbe programmato un attentato contro la sua famiglia. Cosimo, preoccupato, si attivò coinvolgendo il Cardinale Juan Álvarez de Toledo, ed infine Florio riuscì a salvarsi.

Lo stesso Pietro Aretino pubblicò nel 1548, nel Quarto Libro delle sue Lettere, una lettera dedicata ad un frate inquisito per eresia e incarcerato in Tor di Nona, che testimonia l’amicizia e l’ammirazione che Aretino aveva nei confronti di Fra Paolo Antonio, alias Michelangelo Florio8. Se tale attribuzione dovesse rispondere al vero, avremmo per la prima volta la testimonianza che questo personaggio, noto finora come traduttore, oltre che predicatore, svolse anche un’attività poetica.

Non essendoci una data né sul manoscritto, né sulla canzone, non è dato sapere l’anno esatto della sua composizione 9. Pur ammettendo che, in quel periodo di tempo, potrebbero essere esistiti altri frati che portavano il nome di Paolo Antonio, i rapporti di conoscenza e di amicizia che legarono l’autore della canzone a Cosimo de’ Medici rappresentano forti indizi per attribuire questa canzone a Michelangelo Florio.

Canzone a Cosimo de’ Medici di Fra Paolo Antonio – Biblioteca Forteguerriana, B175, F7

Inoltre, a mio avviso, esistono significative corrispondenze fra lo stile dell’autore della Canzone a Cosimo de’ Medici e quello di Michelangelo Florio, come ad esempio, l’utilizzo della figura retorica della copia, consistente nell’amplificare un concetto attraverso l’utilizzo in successione di tre, quattro parole sinonimiche (para-semantiche); altra figura retorica utilizzata dall’autore di frequente è l’enumeratio, che consiste nel congiungere una serie di parole o sintagmi tramite asindeto o polisindeto. Com’è noto, il medesimo stile “abbondante” e “floreale” fu trasmesso da Michelangelo al figlio John, che ne fece un vero e proprio marchio di fabbrica, e con il quale ancora oggi viene ricordato con la sua straordinaria traduzione dei Saggi di Montaigne.

All’interno della canzone, é anche possibile trovare alcuni termini che fanno parte del lessico utilizzato da Michelangelo nelle sue opere: ad esempio, “scorno”, presente sia nelle lettere scritte nel carcere di Tor di Nona 10 , nella sua Apologia 11, come nel libro su Lady Jane Grey 12.

Infine, a fornire una prova, a mio parere, certa e definitiva, per quanto concerne l’identificazione di Fra Paolo Antonio con Michelangelo Florio, sarebbe l’autore stesso della Canzone, che al verso sessantaquattro sembrerebbe proprio volersi riferire al proprio nome civile: “da lieti, e vaghi fior j’l nome prendo13.”

Di seguito è possibile leggere la trascrizione dell’intera canzone che ho provveduto ad interpretare e trascrivere, con annessa analisi testuale/stilistica.

Canzone a Cosimo de Medici 

Creato Duca di Firenze 

di Fra Paolo Antonio 

Spirto Real che qui dal terzo giro 14

venisti sol per mia salute, e pace,

cogni pensier fallace

Di chi m’odia rompesti, j chiari lumi

Volgi benigno ad Arno mio che tace,

Con cenno gentile ‘l bel desiro 

suo qui t’apporta, e io miro

Che’l Cielo mercede à monti, colli, e fiumi

unqua15  non nega ond’ei par che s’allumi

Merce del chiar’ ch’jin te regna, e soggiorna

Ferma la speme sua, fugga ‘l timore

scaccia il dubbio, e l’errore

l’jngorda sete, e l’empia voglia scorna

di chi turbido16 ‘l brama, Si ch’à fondo

Col tuo soccorso giri tutto il mondo.

L’antica spene17 che rimase incolta

nel pietoso sparir del primo Duce

al chiar de la tua luce

El desir, el piacer suo rassicura

la fé malconosciuta si traluce,

Hor nel mio petto lieta, e in sé raccolta

Che savis herba stolta

qual grave error per mie disaventura

jlver mi nascondea qual ombra oscura

Sì lieto viver mi tenea celato

Dice ella; ed io che tanto ben conosco

Al bel paese Tosco

Beato quel, ch’a si bel tempo è nato

Canto ad ogn’ hor, poi che Cosimo regge

la bella Etruria con sue sante legge

El grande Angel, che sotto l’ali copre

Dal centro al cerchio estremo d’ogni jntorno 

Con tranquillo soggiorno

La terra, e l’acque, e col muover dell’ali

Spaventa ogn animal nel petto adorno;

Per sua gloria maggior tal hor di scopre

el bel nome, e di sopre

Al cielo volando tra genti jmmortali

Con occhio fiso se bellezze uguali

jvi trovasse solo attende, e mira

Al nome chiar, che nel suo petto siede

D’jindi veloce riede

quagiù tra noi, pien di dolcezza, e d’ira

e con cenno soave ne dimostra

che simil Duce mai fu à l’età nostra

De suoi Publj e Camilli

l’antica età de Bruti, e de Metelli

De Catoni e Marcelli18;

Ma qual di te signor dite più fida scorta

stebbe il Mondo giamai, che ne capelli

Del nemico la mano ardita, e scarcha19

Ponga, nunqua sua pianta

H(a)rca20 del dritto, ond’io già quasi morta 

Nella semenza del mio mal, risorta

Vivo mi lieta, e più perir non spero

Per tua merce che mi sei Padre, e figlio

Ne l’empio, e fero artiglio

Di genti strane io temo, aspro e severo

Ne già sia mai, mentre ch’io ho voce, o lingua

Che jn me la speme, ò il nome tuo s’estingua.

Io son de gli Avi tuoi l’antica Madre,

e del paese Tosco anzi Regina,

che per cagion Divina

Da lieti, e vaghi fior j’l nome prendo21

Ecco signor con humiltà s’inchina

A te la gente mia, ecco le squadre

vaghe, honeste e leggiadre

De fanciulli, de vecchi, che fuggendo

dal vaneggiar antico, tutti ardendo

nel desir novo di tua eterna Prole

S’odon cantar con lieta voce, pia:

Sgombra ‘l dubbio, e oblia 

el pianto Etruria, e di rose, e viole

vesti le membra tue, ch’jin Cosmo segno

s’attende sol d’un bel perpetuo regno. 

Basta a me hor che negli honori, e pregi

Sperai del mio signore, e ne bei raggi

Del sol, ch’a pensier saggi

Per mio ben porge, e a lui felice palme,

si che lontan ne luoghi hermi 22, e selvaggi

tosto ritornerà Principi e Regi

eccelse opre et egregi

e della bella sposa altera et alma

di Cosmo usciti, e beata quel Alma

che Cosmo duce chiamerà per sempre

perch’ei le greggi, erranti e in disparte,

con bel costume, et arte

chiama l’suo ovis, ove chi vuol, con sempre, 

Virtide, gran valor, bonta jnfinita,

Onde salvar porrà ciascun’ sua vita.

Da te signor non sia mai chi mi scioglie

ò del giògo soave, dolce honesto

Dal sommo empio, e molesto

Poich’io ricorsi, e lieta hor vivo, e godo:

A Marte l’armi, et il vestir funesto

rendo ala Morte, e di fior, fronde e foglie,

onde riso s’accoglie

jo vesto il nudo mio, e ‘l Cielo ne lodo

Ch’a te m’avvinse con perpetuo nodo:

Chi sgombra Arno le dannose some23

e al superbo Tirreno accena ch’io

Merce del Duca mio

Piu ch’altra Donna di felice hò nome;

Ne fia cagion fortuna, empia e superba

jopera mai, ch’eterna jl Ciel mi serba.

Corri tosto coll’altre rozze mie

Ch’an da aggiungere al Duca mio Canzone

si ch’oda ma ragione,

E s’intorno ti son chiuse le vie

Piacessi a j venti al men di raportarli 

Che di lui sempre penso ò scriva, ò parli.




“La Canzone di Michelangelo Florio a Cosimo de’ Medici” di Marianna Iannaccone è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Notes:

  1. Dedico questa ricerca a Silvano Porta, per il suo grande aiuto e costante supporto. Un ringraziamento va anche alla signora Angela Bargellini della Biblioteca Forteguerriana, che in questi tempi difficili mi ha gentilmente aiutato anche a distanza.
  2. Commentaria in subtiles et almodum illustres materias de Bonorum possessionibus, de legatis et de legator, ademptione, Carmagnolae, apud Marcum Bellorum (1586) “Commentaria in subtiles ac illustres materias de obligationibus.” (1593) “Commentaria ec. De Testamentis ordinandis” (1600) “Commentaria de Usufructis et de Usucapionibus” (1600)
  3. Rime di Pietro Ricciardi, sec. XVII, in Inventari dei mss. delle Biblioteche d’Italia, Forlì, Casa Editrice Luigi Bordandini, 1891, Vol. I 
  4. Ricordi storici di Piero Ricciardi, 1558-88. Poesie del med., Discorso di G. B. Tedaldi sulla città di Pistoia, Ivi.
  5. Castellina, Paolo, La vicenda di Lady Jane Grey, Società biblica di Ginevra Editrice, ed. II, 2009.
  6. Carcereri, Luigi, L’eretico Fra Paolo Antonio Fiorentino e Cosimo De’ Medici (1548~’49), Archivio Storico Italiano, vol. 49, no. 265, 1912, pp. 13–33, p. 28
  7. Ibidem
  8. La lettera é datata Aprile 1548, indirizzata a“Frate Pavolo Antonio” (alias Michelangelo Florio),  è leggibile nel Quarto Libro delle Lettere di Aretino, pubblicato nel 1550 a Venezia; si veda l‟edizione in Parigi del 1609, p. 207
  9. La parola “Creato” fa presumere che la canzone fosse stata scritta nel momento in cui Cosimo divenne Duca, ovvero nel 1537. Se fosse davvero questa la data in cui la canzone fu composta, Michelangelo Florio all’epoca aveva diciannove anni. La mia ipotesi, però, è che la canzone sia effettivamente la descrizione di un quadro di Cosimo I de’ Medici intitolato “Trionfo di Cosimo I de’ Medici a Montemurlo” di Vasari Giorgio/Van der Straet Jan detto Giovanni Stradano del 1558. Il soggetto celebra uno degli episodi fondamentali della vita politica del duca. Descritto dal Vasari nei Ragionamenti, l’episodio fu dipinto dallo stesso Pietro Aretino che probabilmente affidò la realizzazione di alcuni ritratti al fiammingo Giovanni Stradano. La lunga documentata amicizia tra Aretino e Florio mi ha portato ad ipotizzare che la canzone sia la descrizione del quadro sopra citato, sullo stile di Aretino che con i suoi sonetti ha descritto i quadri di Tiziano: “Lo Aretino non ritragge le cose men bene in parole che Tiziano in colori; e ho veduto de’ suoi sonetti fatti da lui d’alcuni ritratti di Tiziano, e non è facile il giudicare se li sonetti son nati dalli ritratti o li ritratti da loro”, Sperone, Speroni, Dialogo d’amore, in Trattatisti del Cinquecento, cit., pp. 511-563 (547-548).
  10. “Et per quella sua solita cortesia et bontà non manchi aiutare un suo servitore fidelissimo, che si truova con perpetuo scorno et danno incarcerato per non manchare d’ubedire a lei.” Dalla prigione di Torre di Nona in Roma, 9 Aprile 1548, Fra Paolo Antonio, frate guardiano di Santa Croce, a Cosimo de’ Medici, Archivio Mediceo, filza 387, fol. 59, in Fra Paolo Antonio Fiorentino e Cosimo de’ Medici, di Luigi Carcerieri, in Archivio Storico Italiano, Quinta Serie, Tomo XLIX, Firenze. 1912. 
  11. “[…] Io stesso contandole un giorno gl’oltraggi, gli scorni, et i tormenti ch’in roma per lo spazio di XXVii mesi, sotto Paolo, et Giulio iii sofferti haveva..” Apologia di Michel Agnolo Fiorentino, ne la quale si tratta de la vera e falsa chiesa. De l’essere, e qualità de la messa, de la vera presenza di Christo nel Sacramento, de la Cena; del Papato, e primato di S. Pietro, de Concilij & autorità loro: scritta contro a un’Heretico. Da Soy, il di IIII. Di Settembre. M.D.LVI., p. 27
  12.  “O compagne fedeli dei miei dolori, degli scorni e delle pene, perché con il vostro pianto mi affliggete voi?” Historia della vita e della morte di Giovanna Graia, già regina eletta e pubblicata d’Inghilterra, e delle cose avvenute in quel Regno, dopo la morte di Eduardo VI, Stampato presso Riccardo Pittore, 1607, Venezia, p. 61
  13. Verso 64
  14. Riferimento a Dante. Nel trattato II del Convivio in cui è commentata la canzone Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete, Dante espone la declinazione dei Cieli e delle intelligenze angeliche preposte al loro movimento; “Nove ordini di creature spirituali la Chiesa tiene e afferma. Lo primo é quello degli angeli, lo secondo degli arcangeli, lo terzo dei Troni.” Qui Michelangelo Florio colloca Cosimo dei Medici nel terzo giro dei Troni
  15. Ùnqua (o ùnque) lat. ŭnquam
  16. Turbido, torbido, Florio, John, A Worlde of Wordes, or, Most copious, and exact dictionarie in Italian and English, 1598
  17. Variante di “speme”
  18. Riferimento ad antiche famiglie nobili Romane
  19. Sic per “scaricha”
  20. Sic per “harca”, arca
  21. Chiara allusione al nomen di Florio.
  22.  hermi,ermo, forma sincopata di eremo
  23. Petrarca recita “Sgombro da te questo dannose some”, Canzoniere, 128, v. 75
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bruno shakespeare

GUARDA L’INTERVENTO DI MARIANNA IANNACCONE SULL’INFLUENZA DI GIORDANO BRUNO NELLE OPERE DI SHAKESPEARE

Shakespeare & Bruno: dalla traduzione nascono tutte le scienze” é il titolo dell’intervento di Marianna Iannaccone, fondatrice del sito ufficiale di John Florio, con il quale ha analizzato i vari studi che nei secoli hanno sottolineato l’influenza di Bruno nelle opere di Shakespeare, in particolare nelle opere Love Labour’s Lost e Hamlet. Questa analisi oggi é quasi del tutto scomparsa lasciando un vuoto nella comprensione di queste opere. John Florio, che ha vissuto per due anni e mezzo insieme a Giordano Bruno presso l’ambasciata francese di Londra, è la chiave per capire questa importante connessione che ha dato vita ad alcune delle più importanti opere del Bardo.

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john florio evento

SCOPRI LA SCALETTA DELL’EVENTO E COME INVIARE LE TUE DOMANDE DURANTE LA DIRETTA STREAMING

Il giorno 12 Settembre, presso l’ex chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini in Firenze, si terrà una conferenza dedicata a John Florio. A presenziare l’evento ci saranno vari studiosi, ricercatori e personaggi dello spettacolo, che dalle ore 15 alle ore 19 discuteranno della vita e delle opere di John Florio, e del suo rapporto con Shakespeare.

SCALETTA

Ad aprire l’evento sarà Francesco Corsi, titolare di ARTinGENIO, che parlerà di com’è nata l’idea dell’Istituto Studi Floriani, che da anni seguono ricerche e studi incentrati sulla vita e le opere di Michelangelo e John Florio.

La conferenza procederà con l’intervento di Saul Gerevini, studioso di John Florio e autore di William Shakespeare, ovvero John Florio, un fiorentino alla conquista del mondo (2008), libro nel quale ha approfondito le tematiche che legano indissolubilmente John Florio alla vita di William Shakespeare. Gerevini parlerà della vita, delle opere di John Florio, e delle sue ricerche che hanno portato alla scoperta del rapporto tra Florio, Thomas Nashe e Robert Greene, e della nascita del “Johannes Factotum”.

Seguirà Marianna Iannaccone, fondatrice del sito ufficiale di John Florio, che discuterà del periodo presso l’ambasciata francese di Londra insieme a Giordano Bruno, e dell’influenza delle opere di Bruno in Shakespeare.

Successivamente, il produttore e regista Guarducci Fabrizio, titolare del Lorenzo De Medici Institute, parlerà dell’influenza di Shakespeare nel teatro, mentre l’attore e regista di teatro Gustavo La Volpe farà una lettura di un testo teatrale del regista Roberto Russo riguardante John Florio e Shakespeare.

E’ prevista una pausa verso le ore 17, dopo la quale continueranno gli interventi:

Marianna Iannaccone presenterà, in anteprima, una ricerca sul quadro perduto di John Florio, ripercorrendo la sua storia, e svelando il suo vero volto. Seguirà l’intervento di Davide Gucci, che farà un’analisi stilistico-artistico del ritratto. Durante la conferenza verranno esposti ritratti di John Florio realizzati dall’eclettico pittore Alfonso Mangone.

Successivamente, Alicia Maksimova, regista Londinese di origine Russa, parlerà della realizzazione del suo film William Shakespeare era Inglese?

Seguirà un intervento di Davide Gucci, nel quale parlerà del quadro Venere e Adone di Tiziano che ha ispirato il poema di Shakespeare.

L’evento si concluderà con la lettura di alcuni sonetti di Shakespeare eseguiti dall’attrice Ornella Giusto.

EVENTO JOHN FLORIO: DIRETTA STREAMING

I posti per assistere all’evento su John Florio sono terminati in meno di 48 ore. Tuttavia, sarà possibile assistere alla diretta streaming dell’evento sul canale Youtube di John Florio.

Sarà inoltre possibile fare domande ai vari relatori compilando il form sottostante. Le domande saranno lette durante la diretta.

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conferenza john florio

La vita, le opere di John Florio, e i suoi rapporti con William Shakespeare

Il 12 Settembre si terrà a Firenze una conferenza su John Florio, organizzata da ARTinGENIO Edizioni in collaborazione con Lorenzo De Medici Institute, Fortitude 1780 e Istituto Studi Floriani.

L’evento si terrà presso l’ex chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini, Via Faenza, 23. Inizierà alle ore 15 e terminerà alle ore 19.

La conferenza sarà dedicata alla vita e alle opere di John Florio e i suoi rapporti con William Shakespeare.

Seguiranno interventi di diversi ricercatori e studiosi:

conferenza john florio
Saul Gerevini

Saul Gerevini, studioso di John Florio e autore di William Shakespeare, ovvero John Florio, un fiorentino alla conquista del mondo (2008), libro nel quale ha approfondito le tematiche che legano indissolubilmente John Florio alla vita di William Shakespeare, parlerà della vita, delle opere di John Florio, e delle ricerche dell’Istituto Studi Floriani.

Francesco Corsi, titolare di ARTinGENIO, parlerà di com’è nata l’idea dell’Istituto Studi Floriani.

Il produttore e regista Guarducci Fabrizio, titolare del Lorenzo De Medici Institute, parlerà dell’influenza di Shakespeare nel teatro.

La dottoressa Marianna Iannaccone, ricercatrice indipendente e direttrice del sito ufficiale di John Florio, parlerà di Giordano Bruno e degli anni trascorsi insieme a John Florio presso l’ambasciata Francese di Londra, e dell’influenza Bruniana nelle opere Shakespeariane. Inoltre, in anteprima, condividerà l’ultima ricerca non ancora pubblicata riguardante il ritratto perduto di John Florio.

Alicia Maksimova, regista Londinese di origine Russa, parlerà della realizzazione del suo film William Shakespeare era Inglese?

Gustavo La Volpe. © Maria Grazia Giove

L’attore e regista di teatro Gustavo La Volpe farà una lettura di un testo teatrale del regista Roberto Russo riguardante John Florio e Shakespeare.

Davide Gucci parlerà del quadro Venere e Adone di Tiziano che ha ispirato il poema di Shakespeare

Durante la conferenza verranno esposti ritratti di John Florio realizzati dall’eclettico pittore Alfonso Mangone.

Sgarbi presenta Alfonso Mangone all’International Art Meeting
Ornella Giusto

L’evento si concluderà con la lettura di alcuni sonetti di Shakespeare eseguiti dall’attrice Ornella Giusto.

La partecipazione è gratuita, e i posti sono limitati causa COVID.

AGGIORNAMENTO: POSTI SOLD OUT

Sarà anche possibile prendere parte alla diretta Youtube da computer, tablet o smartphone, ponendo domande in tempo reale via chat.

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