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by Resolute John Florio
merchant of venice john florio

La città di Parma propone un ciclo di cinque conferenze dedicate al Mercante di Venezia e Shakespeare, con un appuntamento speciale dedicato a John Florio.

In occasione della prima nazionale de Il Mercante di Venezia diretto da Walter Le Moli, dall’11 marzo al 3 aprile 2020, la Fondazione Teatro Due di Parma propone una serie di cinque conferenze su uno dei testi più famosi e allo stesso tempo ambigui di William Shakespeare.

La quinta e ultima conferenza, il 3 aprile 2020, sarà dedicata a John Florio. Laura Orsi, Adjunct Professor of Italian Studies presso la Franklin University Switzerland di Lugano, già docente di lingua, letteratura e civiltà italiana al Warburg Institute e alla Duke University (North Carolina), parlerà della vita e delle opere di John Florio, e del suo rapporto con Shakespeare.

Leggi qui il programma completo degli eventi qui.

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L’unico ritratto superstite di John Florio mostra un volto scuro, brillante, vivace. Il secondo è andato perduto o forse erroneamente attribuito a qualcun altro.

RITRATTO E PERSONALITA’ 


IL RITRATTO DI JOHN FLORIO DI WILLIAM HOLE

Un ritratto di John Florio è stampato nella sua seconda e più ampia edizione del suo vocabolario italo-inglese Queen’s Anna New World of Words. Si tratta di un’incisione di William Hole che appare sulle prime pagine del dizionario. Qui vediamo Florio all’età matura di 58 anni che indossa una livrea di gentiluomo della camera reale privata, un abito nero damascato o satinato, con velluto e pelliccia con frangia. Due dozzine di bottoni di seta e quattro catene sul petto completano il quadro. A destra del ritratto di John Florio c’è il motto di Giordano Bruno “Chi si contenta gode” (“Who lives content hath all the world at will”), un ossimoro se confrontato con il progetto erculeo che aveva appena portato a termine. Subito sopra c’è un altro simbolo della filosofia di Bruno: il sole con i raggi che era lo stemma della famiglia di Florio.

Il ritratto di John Florio di William Hole mostra un volto scuro, brillante, vivace. Barba quasi appuntita, bocca mobile, pelle bruna, solchi nervosi orizzontali sulla fronte e occhi spalancati. L’espressione è vigile, intelligente e prudente, e “la forza che proviene dall’intelligenza e dall’energia la sottolinea”. 1

 John Florio di William Hole; L’iscrizione sul ritratto riporta: “En virtute sua contentus, nobilis arte, Italus ore, Anglus pectore, uterq opere, Floret adhuc, adhuc florebit; floreat ultra FLORIVS, hac specie floridus, optat amans Tam felix utinam”.

 Potete osservare il ritratto di John Florio realizzato da William Hole in alta definizione grazie a LUNA. Clicca il cursore in basso a destra per ingrandire.


 IL RITRATTO PERDUTO DI JOHN FLORIO DI MYTENS

 C’era un altro ritratto di John Florio, che probabilmente é stato dipinto da Daniel Mytens, in possesso della famiglia Dorset. Nessun ritratto di questo tipo è oggi menzionato nella lista dei loro dipinti. Eppure che i Sackvilles avessero un ritratto di Florio appare dal Common-place book di Charles Sackville, 6° conte del Dorset, ora tra i Manoscritti Harleian (N. 4636):

  “Questo pittore che credo sia Mytens che ha realizzato il ritratto di Re Giacomo, ha realizzato il quadro di Florio che abbiamo”.

Mentre nell’articolo dedicato a John Florio nel Dizionario della Biografia Nazionale Sir Sidney Leeha sottolineato che:

  “Si dice che ci sia un ritratto di John Florio di Mytens a Knole Park”.

 Il ritratto di John Florio non c’è più. È andato perduto, o forse è stato considerato come se rappresentasse qualcun altro.

 IL RITRATTO DI JOHN FLORIO DI BRUCE ROGERS

Un ritratto più recente di John Florio è stato realizzato in un’edizione elegantemente stampata dei Saggi di Montaigne di Bruce Rogers. È datato 1903, Boston.

 
 

  LA PERSONALITÀ DI JOHN FLORIO

 LEGGENDE

La personalità di John Florio è stata snaturata nel corso dei secoli da diversi storici e critici che ne hanno sottolineato in modo eccessivo il suo puritanesimo, soprattutto a causa del tono moralistico (solo in parte) che si ritrova nella sua prima composizione, First Fruites (1578). La ragione di alcuni toni moralistici presentati nell’opera è stata ampiamente spiegata. 2 Tuttavia, sono stati amplificati, dando di conseguenza un’immagine irreale e fuorviante dell’uomo. La concezione di John Florio di una vita e di un’educazione liberale, infatti, è per molti aspetti analoga a quella dei grandi umanisti italiani del Rinascimento. Uno di questi, il suo educatore Pier Paolo Vergerio, che sosteneva la visione dell’uomo come armonia tra corpo e anima, intesa però in modo molto diverso da quella dei puritani. In definitiva, i brani dei First Fruits scelti da John Florio per illustrare tali principi sono di tono umanistico e derivano da autori classici, soprattutto Plutarco. Inoltre, tutto ciò è implicito piuttosto che dichiarato nel lavoro precedente. Non solo i Second Fruits mostrano chiaramente un cambio di temperamento in cui il precedente tono moralizzatore viene abbandonato, ma Florio entrò in contatto con le menti più interessanti e ribelli del XVI secolo. Uno di loro, Giordano Bruno. È davvero difficile immaginare che il filosofo Nolano, con il suo spirito profondamente ribelle e il suo odio verso i pedanti, come dimostrano chiaramente le sue opere, sarebbe diventato così amichevole e vicino a John Florio, se egli fosse stato uno di loro. Inoltre, basta dare uno sguardo alla sua reputazione contemporanea per giudicare in quale alta stima fosse tenuto. Era amato e stimato dalle figure più importanti e brillanti del suo tempo: Giordano Bruno, Ben Jonson, Henry Wriothesley, Francis Walsingham, Robert Dudley, Lord Burghley, Philip Sidney, Spencer, solo per citarne alcuni. Tutto questo non corrisponde alla descrizione distorta che alcuni storici hanno fatto di John Florio nei secoli. La descrizione che i suoi contemporanei hanno fatto di lui, infatti, è qualcosa non solo interessante, ma rivelatrice di un uomo con una mente e un carattere unici.

REALTÀ: FLORIO, IL RISOLUTO

Frances Yates, biografa di Florio, ha descritto John Florio come uno scrittore che ha sempre cercato di produrre uno shock di felice sorpresa per esprimere “quella sua personalità strana, leggermente comica, fortemente marcata”. Ha anche spiegato che il motivo del fascino delle sue traduzioni è dovuto alla loro stranezza, “e la ragione di questo è che il traduttore era una persona pittoresca”. Arundel Del Re lo ha descritto come un “Don Chisciotte” italiano-inglese, che ha scelto Resolute come nome accademico autoimposto, perché la risoluzione e la determinazione sono caratteristiche salienti dell’uomo. John Florio possedeva infatti un carattere forte e coerente, non troppo comune tra i suoi contemporanei, oltre a un tocco di fiducia in sè stesso e di fiducia nel proprio giudizio superiore, forse ereditato dal padre Michelangelo. Tali tratti hanno certamente contribuito notevolmente a rafforzare il legame d’amicizia nato con Giordano Bruno durante gli agitati ma felici due anni e mezzo trascorsi insieme all’Ambasciata Francese. Come uomo e come scrittore, John Florio era spesso pomposo, egocentrico e pienamente consapevole del proprio valore. Il suo amore per i libri e la sua radicata convinzione della nobile funzione della letteratura erano passionalmente sinceri, onesti e completamente liberi da secondi fini. Come umanista, condivideva la combattività degli umanisti italiani. Un simile atteggiamento non sarebbe stato apprezzato dagli elisabettiani intensamente nazionalisti della generazione successiva a Sidney, che non amavano gli inglesi italiani per motivi patriottici e religiosi e, ingiustificatamente, classificavano Florio tra di loro. Non era innaturale che, in queste circostanze, egli si trovasse sulla difensiva. Era veemente nella sue simpatie e nelle sue antipatie, che spesso portava a dispute e litigi, e la sua inquietudine era caratteristica degli umanisti italiani. Inoltre, l’uomo aveva un vigore fisico e mentale che gli permetteva di portare a termine fatiche ardue. Fu, a tutti gli effetti, uno dei più dotti e prodigiosi studiosi del Rinascimento, e dovrebbe essere riconosciuto come l’umanista rappresentativo dell’età elisabettiana.

GLI AMICI 


JOHN FLORIO DAI SUOI CONTEMPORANEI: I SUOI AMICI

JOHN DONNE

John Donne descriveva John Florio come vanitoso ed eccentrico. In The Courtier’s Library Donne sottolinea l’estrema raffinatezza di Florio nel parlare, che lo portava a usare termini che gli piacievano, ma che sono spesso rari e complicati. John Donne riferisce anche che John Florio aveva qualcosa di comico a volte, un tratto di personalità molto particolare e accentuato che tendeva a un’eccessiva eccentricità, soprattutto linguistica. In questo contesto, John Donne fa la parodia di Florio in un titolo tentacolare e immaginario (qui tradotto dal latino):

 
 

 “L’Oceano di Corte, o, La Piramide, o il Colosso, o il Pozzo senza fondo dell’ingegno: in cui … tutto ciò che può essere proposto è proposto sul tema degli stuzzicadenti e degli abbinamenti delle unghie; Raccolti e ridotti in un corpus e dedicati ai loro singoli scrittori da John Florio … poesie in lode dell’Autore nei libri I-XCVII, che seguono”.

Sottolineando la pomposità dello stile di Florio, quasi tutto il libro è consumato con il marchio d’autore della dedica e delle felicitazioni, in cui il favore e il sentimento dilagano. John Donne era tra i contemporanei di Florio che percepivano qualcosa di comico nel suo atteggiamento pittoresco e snob. L’intimità di Donne con la Contessa di Bedford, gli avrebbe dato l’opportunità di osservare le eccentricità dell'”Anglo-italiano” 3

VAUGHAN: JOHN FLORIO, DECANTATORE DI SONETTI SALACI

William Vaughan, nel suo The Golden Fleece, ci informa che John Florio era in grado di usare un linguaggio volgare e scurrile. L’episodio in cui Florio è ritratto da Vaughan, come un decantatore di versi scurrili e volgari, si riferisce ad un compleanno reale. Ma all’epoca di questo evento (avvenuto dopo il 1603), John Florio poteva permettersi un comportamento simile, essendo una celebrità e in una posizione di potere a corte.

VAUGHAN: JOHN FLORIO NEL MENAFON DI ROBERT GREENE

  William Vaughan, in un altro libro, Spirit of Detraction, ritrasse Florio come un ingenuo studioso, difendendolo dalle accuse di Thomas Nashe e Robert Greene. Thomas Nashe, infatti, nel Menaphon di Robert Greene (1589) muove accuse contro un presunto maestro d’arte idiota che “Ripone l’eternità nella bocca di un attore”. Ma questo “idiota”, per Thomas Nashe, non scrive davvero quello che “ripone” nella bocca di un attore, perché prende tutto da altri scrittori. Nashe aggiunge anche: “Nihil dictum quod non dictus prius”, che significa “Non si dice nulla che non sia stato detto prima”.

” In effetti, devo dire che gli anni discendenti dall’Atene dei filosofi non hanno fornito oratori così presenti da poter essere eloquenti in qualsiasi vena Inglese, ma o devono prendere in prestito dalle invenzioni dell’Ariosto e dei suoi connazionali, o devono scegliere le parole nei libri dei toscani di Tullio e degli storiografi latini (non similitudini, no, no, proprio interi fogli e trattati alla lettera e parecchio da Plutarco e Plinio), e, per concludere, tutto il loro metodo di scrittura sta in tratti comici imitati male dai nostri retori, affinché si possa dire Nil dictum quod non dictum prius [=Non può esserci nulla di detto che non sia stato detto prima] sia l’opinione più corretta dei nostri ultimi scrittori. [..]”

John Florio, a differenza di quanto si pensa, è l’idiota attaccato da Thomas Nashe nel Menaphon. Alcuni amici di Florio lo hanno difeso dall’attacco di Nashe. Sir William Vaughan, infatti, prese le parti di Florio. E così facendo, dimostra che Florio e il “maestro d’arte idiota” di Nashe sono la stessa persona. Nel suo Spirit of Detraction, (1611) 4 Vaughan difende un “ingenuo studioso” che è stato attaccato perché non ha scritto davvero le sue opere, ma ha copiato da altri (come diceva Nashe nel Menaphon sul maestro d’arte idiota). Vaughan scrive che John Florio fu accusato di essere una “botta vuota” che non faceva altro che ”dire ciò che era già stato detto”:

“Il silenzio non fa male: ma la parola si: Questi mormoranti pagliacci sghignazzano che lui é un codardo, un maliconico pagliaccio, o un semplice sciocco. Lasciate che un ingenuo studioso pieno di esperienza, condito con dottrina cristiana, che ha il cuore timorato e segnato da zelo e carità, non faccia altro che spalancare il barile della sua arguzia, che Dio gli ha dedicato; gridano che il suo cervello non è che un barile vuoto, la sua arguzia sterile, la sua materia presa in prestito da libri di altri scrittori. A tale ultima imputazione, anche se confesso che questo antico detto fa loro riferimento: nihil dictum, quod non est dictum prius: Non si dice nulla che non sia stato detto prima”.

Vaughan, William, Spirit of Detraction, p. 110

 Vaughan chiarisce che si riferisce all’accusa di Nashe nel Menaphon di Greene, quando cita le parole di Nashe: “Nihil dictum quod non dictus prius”. In questo modo, ha chiarito che si riferiva a Thomas Nashe e a ciò che aveva scritto sul “maestro d’arte idiota”.

YATES: JOHN FLORIO, L’INGENUO STUDIOSO

Frances Yates, nel suo libro Love’s Labour’s Lost, conferma che William Vaughan nel suo Spirit of Detraction si riferisce a John Florio quando usa il termine “ingenuous scholler”. Fa anche notare che Vaughan ha usato queste parole per descrivere John Florio perché lui stesso a volte chiamava il suo amico Florio “Ingenuous scholler”. In conclusione, l'”Ingenuous scholler” citato da William Vaughan nel suo Spirit of Detraction e l’idiota maestro d’arte citato da Thomas Nashe nel Menaphon di Greene sono la stessa persona: John Florio.

LA DIFESA DI GABRIEL HARVEY DI JOHN FLORIO CONTRO ROBERT GREENE

 
Gabriel Harvey, un amico di John Florio che lo ammirava e lo difendeva dai suoi nemici. 

William Vaughan difese John Florio dagli attacchi di Thomas Nashe nel Menaphon di Greene. Tuttavia, Vaughan non fu l’unico a difendere Florio dagli attacchi dei suoi nemici. John Florio, come spiegato in diverse pagine di questo sito, era stato attaccato più volte nella sua carriera. Ciò era dovuto soprattutto alle sue origini straniere. L’intensa antipatia per gli stranieri era un grosso pericolo durante il periodo Elisabettiano. Nei Second Fruits, infatti, John Florio accennava a come i suoi nemici avessero un “coltello a comando per tagliarmi la gola” perché “Un Inglese Italianato é un Diavolo Incarnato”. Inoltre, Florio era, tra tutti gli stranieri, lo scrittore più importante e famoso. Ottenne un reddito sicuro, fu apprezzato ed elogiato dai migliori mecenati, e ricoprì una posizione di prestigio a corte. Gabriel Harvey, amico di John Florio che lo lodò più volte e che aveva una copia dei suoi Firste Fruites, difese esplicitamente John Florio definendolo come un uomo dal “coraggio italianizzato” dagli attacchi di Thomas Nashe, Robert Greene e dei suoi nemici:

“Greene, vile Greene, fossi onesto almeno la metà del peggiore dei quattro che hai minacciato, o la metà erudito del meno erudito di quei tre! Ringrazia gli altri per quelle piume prese in prestito e riempite dal coraggio italianizzato, e ciò che resta, é se non la totale impudenza e la grossa detrazione; gli ornamenti appropriati del tuo dolce discorso.”

WILLIAM CORNWALLIS 

 Nei suoi Saggi, del 1600, Sir William Cornwallis the Younger fu il primo in Inghilterra a richiamare l’attenzione sui meriti di Montaigne. L’allievo di Florio, Cornwallis, descriveva anche il traduttore, John Florio:

“Montaigne ora parla bene l’inglese. Lo fa un uomo meno attento alla natura per le sue fortune che per la sua arguzia, ma meno per il suo volto che per la sua fortuna. La verità è che sembra più un bravo ragazzo che un uomo saggio, eppure è saggio al di là della sua fortuna o della sua educazione”.

Dal ritratto di John Florio di William Hole non si percepisce nulla che possa giustificare l’osservazione di Cornwallis. Probabilmente l’osservazione negativa sul volto di Florio può essere dovuta alla sua pelle più scura o ai tratti del viso mediterranei che non erano percepiti, nel periodo Elisabettiano, come standard di bellezza.

BEN JONSON: JOHN FLORIO, L’AIUTO DELLE SUE MUSE.

 
   Ben Jonson (1617 ca.), di Abraham Blyenberch; olio su tela, National Portrait Gallery di Londra.

Samuel Daniel, amico di lunga data di Florio, si riferiva a John Florio come a suo “fratello”. Ben Jonson ha detto che era apprezzato negli ambienti più esclusivi. In questo contesto, è importante notare che Ben Jonson era davvero orgoglioso di vantarsi del fatto che, a differenza del suo solito tempo molto più lungo nella preparazione delle sue opere, il suo Volpone (1607) fu preparato solo in cinque settimane. È il caso di considerare che uno dei suoi preziosi collaboratori, nella preparazione di questa famosa commedia di Jonson, fu John Florio. È anche significativo che Ben Jonson nella sua dedica in una copia di Volpone a John Florio abbia scritto:

“Al suo amato Padre e degno Amico Maestro John Florio. L’Aiuto delle sue Muse. Ben Jonson suggella questa testimonianza di Amicizia e di Amore”.

 Questa è una testimonianza molto importante a nome di John Florio come scrittore fantasma, o almeno, come collaboratore. La dedica di Ben Jonson non è mai stata pienamente apprezzata e il ruolo di Florio è stato valutato solo parzialmente, e solo come mero fornitore di informazioni sul folklore italiano. Le opere di Florio, le sue due enciclopedie e la sua opera d’arte, i Saggi di Montaigne, sono la prova che egli era molto più capace di essere un semplice maestro, come alcuni storici hanno cercato di raccontare nei secoli, talvolta non solo sminuendo le sue opere, ma anche relegandolo nell’oscurità.

Con quella dedica, Ben Jonson dimostrò di poter accelerare la composizione del suo Volpone e di poterla concludere in cinque settimane anche perché aveva al suo fianco John Florio come suo prezioso collaboratore. Se John Florio è stato l'”aiuto” della musa di Jonson, può benissimo essere stato l’aiuto di molte altre muse. Questo importante aspetto della carriera letteraria di Florio, da sempre costellata di preziose collaborazioni, non è stato ancora del tutto individuato e non è stato nemmeno indagato.

 NEMICI


JOHN FLORIO & I SUOI CONTEMPORANEI: I NEMICI

JOHN ELIOT

John Eliot attaccò violentemente John Florio nella sua Ortho-epia Gallica (1593). Per Frances Yates, questa pubblicazione ha scosso profondamente il mondo dell’insegnamento moderno. John Florio fu ovviamente la vittima principale della satira di John Eliot, essendo il più famoso e importante degli insegnanti di lingua. Questa tempesta era dovuta soprattutto al timore che i rifugiati protestanti stranieri portassero via il pane dalla bocca degli inglesi in molti mestieri e professioni abili: 

“Il sentimento contro gli stranieri si è fatto forte nell’anno 1593 e le autorità si aspettavano di avere a che fare con i disordini anti-stranieri e che si ripetesse l'”Evil May Day” […] I Second Fruits di Florio, con la sua rinascita di ricordi legati alla rudezza di Bruno nella Cena de le Ceneri, non si pensava suscitasse un crescente sentimento di irritazione contro i maestri stranieri e non sorprende che la maggior parte della satira di Eliot sia diretta a Florio”.

Yates, F. A., John Florio, The Life of an Italian in Shakespeare’s England, p. 147

Florio rispose alle critiche di John Eliot nel suo 1598 A Worlde of Worldes, ricordando quell’attacco come un “vecchio pericolo”:    

“Ma prima di raccontarti (gentile lettore) lo scopo del mio nuovo viaggio: lasciami un po’ di tempo per compiacermi e rinfrescarti con un discorso su un mio vecchio pericolo. Poiché, per certi versi, è un pericolo comune, e la scoperta può giovare ad altri uomini, come a me stesso. E qui potrei cominciare con quei notevoli Pirati in questo mare di carta, quei cani di mare, o critici del luogo, mostri di uomini, se non bestie piuttosto che uomini; i cui denti sono Cannibali, le loro lingue forche appuntite, le loro labbra pungiglioni avvelenati, i loro occhi gli occhi di un basilisco, il loro respiro il respiro di una tomba…”. 

 

 JOHN ELIOT: FLORIO, L’ARRAMPICATORE SOCIALE

Critici del luogo: il riferimento di John Florio è all’Ortho-epia Gallica di John Eliot e al suo lavoro di critico e giornalista. Florio era visto da Eliot come un “usurpatore”, un pericoloso arrampicatore sociale, in quanto gli stranieri si imponevano ovviamente con più successo degli Inglesi nell’insegnamento delle lingue straniere. A quel tempo, in Inghilterra, ci fu un’accesa polemica contro gli insegnanti stranieri, insegnanti di cui Florio era l’emblema, e tutte le attività collaterali di Florio suscitarono rabbia e invidia: l’attacco di Eliot nell’ Ortho-epia Gallica contro Florio ne è un esempio. I nemici di Florio, infatti, non tolleravano che uno straniero potesse avere un successo che, per loro, doveva invece essere riservato solo agli inglesi. Questa aperta ostilità di molti nei confronti di John Florio come straniero, poteva giustificare l’atteggiamento cauto di Florio nel pubblicare opere che gli avrebbero dato una pubblicità negativa. Spiega anche perché più tardi nella sua vita, pur avendo avuto una posizione di prestigio a corte, pubblicò in forma anonima il Decamerone di Boccaccio. La sua cautela nell’attività letteraria a corte, di cui parla Vaughan, e i diversi modi in cui si firmava nel corso della sua carriera (alcuni esempi: N.W. nel libro di Daniel, J.H. nella traduzione di John Haley, I.F. nella sua traduzione del 1591 di Perpetuall and naturall prognostications of the change of weather, ecc…;) sono la prova che gli attacchi dei suoi nemici, Eliot, Nashe, Greene, hanno avuto conseguenze sulle sue attività letterarie. Tuttavia, il suo atteggiamento risoluto, definito da Gabriel Harvey Coraggio Italianizzato, non gli ha impedito di scrivere e pubblicare le sue opere, nonostante le numerose difficoltà e i pericoli che ha incontrato nel corso della sua carriera.

ROBERT GREENE

Dai contemporanei di John Florio e soprattutto dalle Epistole di Florio al lettore si capisce che era stato attaccato anche da Robert Greene. In Phaeton al suo amico Florio, uno dei primi sonetti elisabettiani, pubblicato nei Second Fruits nel 1591, c’è un riferimento a Robert Greene:

Sweet friend, whose name agrees with thy increase

How fit a rival art thou of the spring!

For when each branch hath left his flourishing,

And green-locked summer’s shady pleasures cease,

She makes the winter’s storms repose in peace

And spends her franchise on each living thing:

The daisies spout, the little birds do sing,

Herbs, gums, and plants do vaunt of their release.

So when that all our English wits lay dead

(Except the laurel that is evergreen)

Thou with thy fruits our barrenness o’erspread

And set thy flowery pleasance to be seen.

Such fruits, such flowerets of morality

Were ne’er before brought out of Italy.


Incisione che mostra Robert Greene. L’immagine è del defunto Greene, e proviene da un opuscolo pubblicato nel 1598, “Greene in Conceipt”, di John Dickenson. Mostra l’autore defunto avvolto nel suo mantello.    


 Inoltre, Florio, nei suoi Second Fruits, fa riferimento a un “mole-hill” (mucchio di roba insignificante) che pubblicò i suoi “abiti da lutto”, che, in effetti, è il titolo di un’opera di Robert Greene, Mourning Garment, del 1590.

In sostanza, Robert Greene, come Hugh Sanford, Thomas Nashe ed Eliot, non sopportavano Florio perché:

  • John Florio non era laureato.
  • Nel 1590 John Florio curò la pubblicazione dell‘Arcadia di Sidney, uno dei poeti più acclamati dell’epoca elisabettiana.
  • Florio si oppose violentemente a John Eliot, che era un accanito difensore di Robert Greene.
  • Florio era uno straniero di successo.
  • Soprattutto perché John Florio aveva definito le opere di Greene “una montagna di nulla” all’inizio dei suoi Secondi Frutti.

THOMAS NASHE

Nell’introduzione dei Second Fruits, Florio attacca pesantemente Robert Greene. Greene e Florio non erano quindi amici, come non lo erano Nashe e Florio. John Florio, infatti, scrive di non appartenere alla cerchia letteraria di Greene e Nashe: “Non sono della loro fazione”.

John Florio scrive anche che ha una “grande fazione di bravi scrittori che sono dalla mia parte” in A World of Wordes (1598). La grande fazione dei bravi scrittori non include Thomas Nashe, o John Eliot, o Robert Greene. Non appartenevano alla stessa cerchia letteraria. I “bravi scrittori che sono dalla mia parte” erano, ad esempio, Gabriel Harvey, William Vaughan, Samuel Daniel e Ben Jonson.

LITIGIO LETTERARIO

THOMAS NASHE NEL MENAFON E JOHN FLORIO NEI SECOND FRUITS.

Incisione polemica che deride Nashe come galeotto. Da The Trimming of Thomas Nashe, Gentleman (1597) di Richard Lichfield.  

Come spiegato prima nel paragrafo sulla difesa di William Vaughan di John Florio nel suo Spirit of Detraction, e sull’analisi di Frances Yates di Florio come l’ingenuo studioso in Love Labour’s Lost, Thomas Nashe parlava di John Florio nel Menaphon (1589). Thomas Nashe, infatti, scrive che qualcuno, che è uno scrittore, ruba da altri scrittori (uno di loro è proprio Nashe) e passa le sue opere ad un attore: “Riposa l’eternità nella bocca di un attore”. Questo scrittore è John Florio. Nashe, infatti, scrive che Florio è molto veloce nel realizzare le sue opere, rispetto al tempo di cui Nashe ha bisogno per scrivere. Perché? Ovvio: questo scrittore, questo “maestro d’arte idiota”, ruba da altri autori. I seguenti brani sono tratti dal Menaphon di Nashe-Greene e dai Second Fruits di Florio.       

 LA LITE TRA JOHN FLORIO E THOMAS NASHE SPIEGATA: IL MAESTRO D’ARTE IDIOTA

Nashe è davvero critico nei confronti di questo ‘maestro d’arte idiota’ (Florio era un maestro d’arte al Magdalen College di Oxford) perché Thomas Nashe preferisce “l’uomo (Robert Greene) la cui vena estemporanea, in qualsiasi umorismo, eccelle il pensiero deliberato dei nostri più grandi maestri d’arte”, non l’uomo (John Florio) “le cui invenzioni, più veloci del suo occhio, sfideranno il retore più orgoglioso alla contesa di una simile perfezione con una simile spedizione.”

Mentre Florio è molto veloce nel produrre arte, poiché la sua “invenzione” è “più veloce del suo occhio”, l’approccio di Nashe è quello di investire tempo per riflettere sulla sua produzione. Il tempo per Nashe è fondamentale, scrive infatti:

“Non sono stati i dodici anni di lavoro di Maro a rendere così celebri le sue dodici Eneidi?”  

Così, per Thomas Nashe conta molto il tempo investito nella produzione artistica, per questo apprezza “i dodici anni di fatica che hanno reso famoso l’Eneide di Virgilio, non l'”invenzione” di qualcuno che è “più veloce del suo occhio” nella scrittura. Per Thomas Nashe, infatti, l’arte dello scrittore la cui “invenzione è più veloce del suo occhio” non può che essere un plagio. Per questo disprezza la “penna all’italiana” (John Florio) e il “pacchetto di scartoffie rubate” che questa penna produce.

John Florio ha ricevuto il riferimento fattogli da Nashe e gli ha risposto nei suoi Second Fruits:

“Non è meraviglioso il numero dodici?” 

 E poi aggiunge che non è il tempo (dodici settimane, mesi o anni) ma le idee. Infatti, per John Florio, la trama é vuota anche se si lavora sodo per “tre anni” e si finisce per non avere nulla “per il loro lavoro, se non il loro travaglio”. Questo è il problema: Florio e Nashe avevano una concezione diversa della produzione artistica.

Alcuni studiosi di Florio, Arundel Del Re e Frances Yates, hanno evidenziato i riferimenti di Florio nelle opere di Thomas Nashe, Vuaghan e Greene. Queste allusioni fanno inevitabilmente di Florio la principale vittima dei loro attacchi. Inoltre, John Florio ha risposto a ciascuno degli attacchi di Nashe, Greene ed Eliot, il che dimostra chiaramente che egli era il bersaglio delle loro critiche. Poiché Thomas Nashe scrisse che John Florio, lo scrittore, “riposa l’eternità nella bocca di un attore”, sarebbe interessante capire, in questo contesto, chi era l’attore.

 JOHN FLORIO NEL “TERRORI DELLA NOTTE” DI THOMAS NASHE

Non c’è dubbio che Thomas Nashe abbia letto quello che John Florio aveva scritto su di lui nei Second Fruits, e abbia guardato almeno quel primo dialogo, quando John Florio, insieme a Giordano Bruno, apre l’armadio alla ricerca di un abito da indossare, prima di buttarlo sprezzantemente da parte. Un paio d’anni dopo i Second Fruits, infatti, nel suo Terrors of the Night (1594) Thomas Nashe sta riflettendo rovinosamente sulla sua mancanza di un mecenate:

“In un calamaio sto tutto il giorno a pescare, ma non ho la fortuna di San Pietro di portare un pesce all’amo che porta in bocca l’argento”.

 Si riferisce a John Florio che nel 1594 godeva ancora del comodo patrocinio di Henry Wriothesley, il conte di Southampton. Thomas Nashe avverte altri allievi della nobiltà del patricinio e di quali scrittori ne fossero davvero degni, e del fatto che qualcuno (pare) non aveva mantenuto la promessa di mettere una buona parola per Nashe:

“Ce ne sono anche di quelli che portano l’argento in bocca, ma nessuno in mano; cioè sono molto generosi e onesti nelle loro parole, ma (tranne che per giurare, in effetti) da loro non provengono altre buone azioni.”

   Nashe continua a disegnare un’inconfondibile caratura sia di John Florio che del suo libro più recente, Second Fruits. Nashe, infatti, deve aver letto almeno il primo dialogo di Florio, quando menziona Nolano, (Giordano Bruno) che prende in giro l’amico Florio per aver impiegato troppo tempo per scegliere l’abito giusto dal guardaroba:

 Titolo completo: The Terrors of the Night, Or, A Discourse of Apparitions, tenuto dalla British Library.

“Sono dei luridi adulatori italiani che si fanno annoverare tra i Signori di Corte e i raffinati giudici d’arguzia; Quando, se i loro armadi e le loro vesciche appassite del cervello fossero ben perquisite, non avrebbero altro che qualche abito stracciato nell’uno, e qualche brandello di proverbi stravaganti nell’altro, e questi da soli li proteggono dal considerarli mendicanti e idioti.

   Thomas Nashe ricorda anche la passione di Florio per Torquato Tasso:

Altrimenti forse possono tenere una bobina (discorso rumoroso) con lo spirito del Tasso, e poi piegano le braccia come degli spacconi, distendono il collo alla Napoletana, e alzano gli occhi al cielo come uomini incantati.

  Questa descrizione corrisponde a John Florio, con i suoi seimila eleganti proverbi e il suo armadio pieno di abiti. Da questo attacco è chiaro che la causa dell’amarezza di Thomas Nashe è da ricercarsi nel mecenatismo che Henry Wriothesley si rifiutò di dargli e che invece diede a John Florio.

HUGH SANFORD

In A World of Wordes John Florio tornò a quello che lui chiamava un “vecchio pericolo”, gli attacchi dei critici, e rivelò di aver rintracciato un uomo che aveva inventato uno scurrile soprannome latino dalla firma abituale di Florio “Resolute I. F.” Quest’uomo era Hugh Sanford. Egli accusa poi il suo familiare avversario Thomas Nashe di aver usato questo nomignolo e chiama un riferimento al poeta romano Marziale per puntare il dito contro uno che aggiunge qualcosa di scurrile al libro di un altro scrittore.

UN SOPRANNOME LATINO OFFENSIVO

John Florio identifica H. S. (il tutor rivale Hugh Sandford) come il coniatore di un rude nome latino:

“Questo tizio, questo H. S., leggendo (perché vorrei che sapeste che è un lettore e anche uno scrittore) sotto la mia ultima epistola al lettore I. F. ha creato dalla F. una parola scurrile come se io fossi stato suo fratello. Ora recte sit oculis magister tuis ha detto un antico scrittore ad una lettura molto simile a quella di un grammatico pedante: Dio salvi la sua vista, signore, o almeno il suo giudizio”.  

  Sappiamo quindi che Hugh Sanford ha insultato John Florio, facendo della sua firma “Resolute I. F.” (Resolute Iohannes Florius) un soprannome latino offensivo. Florio decide di rispondere in modo simile, e crea dei soprannomi latini delle iniziali di quest’uomo, dimostrando che può fare la stessa cosa anche in molte altre lingue:

 “E non potrebbe un uomo che può fare tanto quanto hai fatto tu (cioè, leggere) trovare tanta materia fuori da H.S. quanto tu hai fatto con I.F.? Ad esempio non potrebbe H. S. stare bene con Haeres Stultitiae, come per Homo Simplex? o per Hara Suillina, come per Hostis Studiosorum? o per Hircus Satiricus? E questo in latino, oltre a Hedera Seguace, Harpia Subata, Humore Superbo, Hipocrito Simulatore in italiano. E in inglese ce ne sarebbe un mondo infinito. Huffe Snuffe, Horse Stealer, Hob Sowter, Hugh Sot, Humphrey Swineshead, Hodge Sowgelder. Ora, Maestro H. S., se questo ti infastidisce, lascia perdere i calci, e nel frattempo puoi farci una bella piastrina dalla tua maggiorana essiccata”.

  Dopo aver deriso la mancanza di arguzia di H. S., John Florio continua con:

“Se H. S. non mi avesse provocato in modo così incosciente e senza motivo, non sarei stato indotto, contro la mia natura, e contro il mio modo di fare, a rispondergli in questo modo; anche se, fortunatamente, in futuro lo ignorerò piuttosto che perseguitarlo. Egli è da biasimare (dice Marziale, e inoltre lo marchia con un nome feroce) colui che farà lo spiritoso nel libro di un altro scrittore.”     

 Questi litigi letterari tra John Florio e Nashe, Greene, Eliot e Sanford sono la prova che è stato attaccato più volte nella sua carriera. Dimostrano anche che il suo talento, le sue opere e la sua capacità di entrare in contatto con gli uomini più importanti dell’epoca, lavorando e collaborando con altri scrittori, lo hanno esposto a pericoli reali. Ciononostante, ha portato avanti le sue battaglie letterarie, continuando a scrivere e non si è mai arreso di fronte alle minacce e ai pericoli dei suoi nemici. Anche più tardi nella sua vita, rimase sempre il Risoluto John Florio.


 Come citare questa voce:

  “Resolute John Florio”, “Ritratto e personalità”, URL= https://www.resolutejohnflorio.com/it/2019/12/04/9280/

   Questa voce è stata pubblicata per la prima volta il 4 dicembre 2019. È stata modificata l’ultima volta il 22 Gennaio 2020.

  Note: 
  1. Yates, F. A., John Florio, The Life of an Italian in Shakespeare’s England, Cambridge University press, 1932, p. 276
  2. Leggere 1.4, L’influenza del padre di John nei First Fruits.
  3. Yates, F. A., John Florio, cit., p. 225
  4. Vaughan, W., Spirit of Detraction, University of Oxford, Text Archive, TCP: The third cicle of the spirit of detraction, Lineament X, pag. 110
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Montaigne's Essays

I Saggi di Montaigne tradotti da John Florio sono considerati un’opera d’arte, oltre che una delle traduzioni elisabettiane più popolari e influenti.

SAGGI DI MONTAIGNE

“Eppure, un uomo deve farsi notare, sì, e mettersi in mostra e farsi largo per apparire in questo Teatro del mondo.”


SAGGI DI MONTAIGNE

Il 4 giugno 1600 è il giorno che ha visto la pubblicazione di una delle traduzioni elisabettiane più popolari e influenti. La pubblicazione di John Florio dei Saggi di Michel de Montaigne si rivelò un successo immediato nell’Inghilterra Elisabettiana. Il libro, concesso in licenza a Edward Blount, fu pubblicato solo tre anni dopo, nel 1603. La traduzione dei Saggi di John Florio divenne una vera e propria opera d’arte letteraria molto apprezzata durante il periodo elisabettiano. In quel periodo, Florio era il più importante del gruppo di gentiluomini insegnanti in italiano, tanto che la sua nomina a precettore del principe Henry e a lettore della Regina fu quasi scontata.

JOHN FLORIO & LADY HARINGTON

All’epoca della cospirazione dell’Essex, Southampton fu rinchiuso nella Torre e Florio rimase senza supporto. Che Florio fosse stato un partigiano abbastanza attivo è indicato dalla sua difesa in A World of Words di “A.B.” cioè di Essex, contro il vociare e il brontolio di Hugh Sanford. 1 In quel periodo, John Florio fu accolto in casa di Lady Anne Harington. Era cugina di Sir John Harington, il traduttore dell’Ariosto. John Florio, nel suo “Epistola Dedicatoria”, spiegò che su incarico di Sir Edward Wotton intraprese la traduzione di uno dei Saggi di Montaigne. Più tardi, Lady Harington, dopo averlo letto, lo esortò a proseguire.

Lucy Russell, contessa di Bedford (nata Harington) (1580–1627) fu una grande mecenate aristocratica delle arti e della letteratura nell’ epoca elisabettiana e giacominiana.

SAGGI DI MONTAIGNE: L’EPISTOLA DEDICATORIA

John Florio non poteva accontentarsi di dedicare questo magnifico libro dei Saggi di Montaigne a non meno di una galassia di sei dame di corte. Il primo libro è, naturalmente, per la contessa di Bedford e sua madre. La seconda è divisa tra Lady Penelope Rich, Stella di Sidney, e sua figlia, Elizabeth, contessa di Rutland. Aggiunge anche un adeguato elogio all’Arcadia considerata “perfetta-imperfetta“. Il terzo è affidato con grazia a due allievi più giovani di Florio. Si tratta di Lady Elizabeth Grey, figlia del Conte di Shrewbury, e Lady Mary Nevill, figlia del Lord Alto Tesoriere d’Inghilterra. 2

FLORIO COME “AMANTE PETRARCHESCO”

Nella sua traduzione dei Saggi di Montaigne, Florio si è proposto nelle sue dediche come “il penitente amante Petrarchesco”, accettando l’eroica fatica assegnatagli dalle sue madrine. Il volume è ulteriormente impreziosito da sonetti alle varie dame del Dottor Gwinne, sotto il nome di “Il Candido”; da un altro sonetto italiano sempre dello stesso, “Al mio amato Istruttore Mr. Giovanni Florio”; e da una lunga poesia, “To my deere friend…concerning his translation of Montaigne”, del noto Samuel Daniel, che ha esaminato l’opera con grande ammirazione. Egli si ritrae in piedi alla porta di Montaigne accanto al traduttore 3:

Here at his gate do stand, and glad I stand

So neere to him whom I doe so much loue,

T’applaude his happy setling in our land:

And safe transpassage by his studious care

Who both of him and vs doth merit much,

hauing as sumptuously, as he is rare

Plac’d him in the best lodging of our speach,

And made him now as free, as if borne here….

SAGGI DI MONTAIGNE: FLORIO COME VULCANO

Florio si descrive a Lady Harington come il padre adottivo dell’opera di Montaigne. L’atto della traduzione e la sua consegna sono descritti in termini mitologici. John Florio paragona il processo di traduzione a quello del parto di un bambino, e si paragona a Vulcano, il dio del fuoco benefico e ostile e dio degli artigiani, che aveva partorito Minerva, la dea della saggezza, in un modo molto insolito. Soffrendo di un doloroso mal di testa, Giove chiese a Vulcano di usare la sua ascia per spaccargli la testa per alleviare il dolore; quando lo fece, spuntò fuori la dea Minerva, cresciuta, armata e pronta per la battaglia. 4

So to this defective edition (since all translations are reputed femalls, delivered at second hand; and I in this serve but as Vulcan, to hatchet this Minerva from that Iupiters bigge braine) I yet at least a fondling foster-father, having transported it from France to England; put it in English clothes; taught it to talke our tongue (though many-times with a jerke of the French Iargon) would set it forth to the best service I might; and to better I might not, then You that deserve the best.”

DIODATI: UN “PESCE GUIDA PER LA BALENA”

Per la traduzione dei Saggi di Montaigne, John Florio riconosce anche l’aiuto di Teodoro Diodati. Era il padre dell’amico di Milton, con il quale si confidava costantemente. Era stato, come lo descrive John Florio, “in questo oceano impetuoso” come “un pesce guida per la balena”. Il suo “unico e carissimo amico amorevole e simpatizzante”, il dottor Matthew Gwinne, aveva intrapreso il vasto compito di ricondurre alle fonti tutte le citazioni dei classici. Sostenuto e spinto da questi due sostenitori della conoscenza e dell’amicizia, John Florio ha concluso il suo lungo e tortuoso viaggio:

“Ho sudato, ho pianto, e sono andato avanti, fin quando adesso mi son fermato a riva.”

¶ SAGGI DI MONTAIGNE: DOVREI SCUSARMI PER LA TRADUZIONE?

Nella lettera indirizzata al cortese lettore, Florio sostiene la traduzione come la via più utile per far progredire la conoscenza e sviluppare la lingua e la cultura di una nazione. Ancora una volta, egli collega questa importante questione con il recente esercito di oppositori legati al Medievalismo ancora saldamente radicato nelle università che furono le più forti fonti di critiche. 5 Nessun dolore, a suo avviso, può essere sprecato per far conoscere agli inglesi un autore così raro ed eminente. Egli ammette l’obiezione contro ogni traduzione che:

“Il senso magari manterrà una forma, ma la frase ne esce sfigurata, e l’eccellenza, la perfezione, l’eleganza, sminuite; proprio come alla natura dell’arte manca l’arte della natura, al ritratto il corpo, all’ombra una sostanza.”

FLORIO NEI SAGGI DI MONTAIGNE PRENDE IN PRESTITO PENSIERI DI ALTRI AUTORI.

Nei Saggi di Montaigne, per Florio il traduttore è un semplice prestatario dei pensieri e delle parole di un altro autore. Egli è “nessun ladro, dal momento che dico da chi l’ho preso”; mentre molti altri prendono “di nascosto”, e non riconoscono il loro debito. Citando Giordano Bruno, il suo “vecchio Nolano”, “che insegnò pubblicamente che dalla traduzione nasce ogni scienza.”, Florio sostiene la sua tesi a favore della traduzione. Disegnando una sorta di albero genealogico linguistico, sostiene che è stato per mezzo delle traduzioni che i nomi dei soggetti rinascimentali più popolari sono stati presi in prestito dai Greci, che a loro volta li hanno ereditati dagli Egiziani che attinsero la loro acqua “dalle sorgenti delle sorgenti degli Ebrei o dei Caldei”6

TRADUZIONE: NON E’ PLAGIO

Florio sviluppa e amplia ulteriormente il profilo della sua difesa inserendo una serie di argomentazioni volte a sostenere e proteggere i traduttori onesti dalle accuse di plagio e di furto:

“Se nulla possa dirsi ora che non sia stato detto già – come ben disse egli, se non v’è nulla di nuovo sotto al Sole, cos’è quel che è stato? Quel che sarà (come disse colui che fu di tutti il più saggio) – cosa fanno i migliori allora se non spigolare il raccolto altrui, prendendone in prestito i colori, ed ereditandone le proprietà? Non fanno forse che tradurre, magari usurpare, per lo meno collezionare? Se lo riconoscono, bene; se di rapina, è cosa pessima. In ciò, ad accusarci è la nostra coscienza, e il giudice la posterità; in ciò, il nostro avvocato è lo studio, e voi lettori la nostra giuria.”

SAGGI DI MONTAIGNE: IL MESSAGGIO INFINITO DI FLORIO

La lettera al Cortese Lettore deve essere citata per esteso perché è una superba, geniale difesa della traduzione. È scritta in uno stile che è una continua ricerca di argomentazione. La discussione è dialogica, ma anche dialettica. È dettata da un oscillare avanti e indietro di affermazioni e repliche: Perché, sì, ma. John Florio scrive la sua argomentazione con tesi e antitesi. Il messaggio di Florio è infinito: il cuore della conoscenza può essere fatto solo attraverso la traduzione. I mondi della traduzione sono gli universi che tutti noi abitiamo come esseri umani, come esseri comunicativi. Questo è il cuore stesso del messaggio di Florio con la sua difesa della traduzione. La civiltà e la sua storia si basano sulla traduzione. E tutto questo, con l’etica del rispetto. Rispetto per le fonti, ma anche, e soprattutto, per lo spirito di un’opera, che è  «come l’aria, il fuoco, l’acqua, più la respiri più si raffina».

Devo forse scusarmi per la traduzione? Sì, ma alcuni mantengono (e ne hanno pieno diritto come sulle proprie terre), che in una tale conversione consista la sovversione delle università. Che Dio li mantenga, e a loro prevenga l’incorrere in mali e malanni. Se fosse una svolta in peggio, volgere libri stravolgerebbe le biblioteche. Già, ma il mio vecchio amico il Nolano m’ha detto, e in pubblico ha insegnato, che dalla traduzione nasce ogni scienza. Ugualmente, proprio come la filosofia, la grammatica, la retorica, la logica, l’aritmetica, la geometria, l’astronomia, la musica, e la matematica tutta devono il loro nome ai greci, i greci prendevano l’acqua battesimale dagli acquedotti degli egizi, e questi dai pozzi degli ebrei o dei caldei. Possono mai tali pozzi esser al contempo tanto dolci e profondi, e la loro acqua tanto infetta e putrida? Può mai, quel che se ne trae aver reso sì nobili quelle genti, avanzate e raffinate, e al contempo guidato le nostre nobilissime colonie contro gli scogli della rovina? E han fatto bene? E vi son riusciti bene? E ne usciremmo male su questa via?

E sì che non sarebbe patrimonio comune, il sapere. Già, ma non esiste un sapere troppo comune, e più è comune, meglio sarà. Ma chi non sarebbe geloso di un’amante tanto prostituita? Sì, ma quest’amante è come l’aria, il fuoco, l’acqua, più la respiri più si raffina; più copre, più riscalda; più la assaggi, più ti è dolce. Sarebbe inumano racchiuderla in una coppa, e una ruberia bella e buona tenerla segretamente nascosta.

E sì, ma gli studiosi dovrebbero avere un qualche privilegio della preminenza. E infatti sono loro gli unici degni traduttori.

Sì, ma il volgo non è che debba saper tutto. Non può, per tutte quelle ragioni; ma neanche gli studiosi, e per molte di più: vorrei che entrambi sapessero e conoscessero molto di più di quanto non sappiano o possano sapere.

E sì, ma tutti mai saprebbero di tutto. No, e non possono; molto più non conosciamo di quanto sappiamo: ognuno sa qualcosa, nessuno conosce tutto: Potrebbero tutti saper tutto? Si fermerebbero prima di divenir tanto grandi. Solo Dio; e lungi da Dio, l’uomo.

Sì, non dovremmo dare le perle ai porci; eppure essi hanno anelli al grugno; e un maiale dovrebbe conoscere il suo porcile, il proprio cibo, come curarsi e tante altre cose, per quanto un maiale le prenderebbe per maggiorana.

Sì, ma la teologia non è bene metterla in bocca a un bambino, a vecchie comari, a un ciabattino, a un mercante di vesti, o farla dibattere a tavola. C’è uso, e abuso: non usare troppo, non abusare troppo poco.

Sì, lasciamo il sapere avvolto da un manto d’erudizione. Già, ma che venga svolto da una nutrice colta; proprio così, perché poi venga avviluppato di nuovo. E sviluppato ancora una volta. Altrimenti prendiamo per ignorante la madre della devozione; pregare e predicare in una lingua sconosciuta; come una povera madre o una figlia disgraziata; forse una buona mente, ma di sicuro cattive maniere. Se a noi sia consono il meglio, perché dal meglio dobbiamo essere esclusi?

Sì, ma più la lingua è ignota, più i migliori scrivono al meglio. No, se lo fanno in una lingua tanto più nota a chi l’ha scritta e non ignota a coloro per cui hanno scritto.

Sì, ma più onore a quanti parlino in modo più forbito. Già, forse come Quintiliano oratore: un uomo colto, lo giuro, infatti non ne capisco una sola parola.

Sì, ma lasciamo che scrivano per il maggiore onore dello scrittore. No, per il maggior profitto del lettore; e dunque, forse, per il suo maggiore onore. Se scrivere oscuro sia intricatamente offensivo, come ben giudicava Augusto, per noi il non scrivere nella nostra stessa lingua se non in modo inintelligibile sarà forse cosa per pochi e per i più intelligenti, ma di certo è senza onore, né profitto, a meno che non si vada a chiamare un interprete; e che altro sarebbe costui se non un traduttore? È oscuro colui che ama l’oscurità. E di conseguenza sono lieto di accettare le sue parole, e consapevole di fraintenderle, Translata proficit.

Sì, ma chi mai ne ha tratto profitto? E chi mai può trar profitto senza? Se nulla possa dirsi ora che non sia stato detto già – come ben disse egli, se non v’è nulla di nuovo sotto al Sole, cos’è quel che è stato? Quel che sarà (come disse colui che fu di tutti il più saggio) – cosa fanno i migliori allora se non spigolare il raccolto altrui, prendendone in prestito i colori, ed ereditandone le proprietà? Non fanno forse che tradurre, magari usurpare, per lo meno collezionare? Se lo riconoscono, bene; se di rapina, è cosa pessima. In ciò, ad accusarci è la nostra coscienza, e il giudice la posterità; in ciò, il nostro avvocato è lo studio, e voi lettori la nostra giuria.

Sì, ma di chi potrei fare il nome che ne abbia tratto gloria? E poi, chi tra i grandi, occasionalmente – come Platone e Aristotele che attingono da tanti; e Tullio [Cicerone], Plutarco, Plinio, che attingono da Platone, Aristotele e molti altri – o di proposito, visto che tutti coloro che da sempre hanno scritto di più, conoscono il greco, e quasi, il latino, ha mai tradotto per intero tutti quei trattati?

Sì, Cardano asseriva che né i versi di Omero possono esser bene espressi in Latino, né quelli di Virgilio in Greco, né quelli di Petrarca in nessuna delle due lingue. Possiamo supporre che Omero non attinse nulla da nessuno, visto che non ne conosciamo di valore prima di lui, e un primo deve pur esserci; ma Omero è spesso tradotto da Virgilio in tal modo da far dire a Scaligero che sembri la corazza del possente Ercole sulle spalle del delicato Bacco: Petrarca, a ben vedere, lo si ritrova sui loro passi, e poeti minori sono noti per averne raccolto gli scarti. E infatti, secondo Scaligero, Ficino ha tradotto Platone con la sua rozza semplicità, come un gufo che abbia a rappresentare un aquila, o un qualche straccione di attore intento a impersonare il principesco Telefo con voce lacera quanto le vesti, e una grazia tanto scarsa quanto la voce. Se il famoso Ficino sia tanto da biasimare, allora chi potrà sperare di farla franca? Ma per costui e per noi tutti, lasciate a me l’onere di confessare, e a lui quello di criticare; e che la confessione faccia ammenda per metà, perché ogni lingua ha genio e forma inseparabili; senza di queste, la metempsicosi di Pitagora non potrebbe esser tradotta correttamente. La magniloquenza toscana, la Venere del francese, la precisione dello spagnolo, l’espressività del fiammingo, non possono di qui esser riportate in vita. Il senso magari manterrà una forma, ma la frase ne esce sfigurata, e l’eccellenza, la perfezione, l’eleganza, sminuite; proprio come alla natura dell’arte manca l’arte della natura, al ritratto il corpo, all’ombra una sostanza. E sì, dunque, io ho apparentemente trattato Montaigne come Terenzio Menandro, facendo del buon francese un inglese non buono. Se non l’ho peggiorato, e a men che non venga compreso peggio, allora andrà bene. Come lui, se non un poeta, io non sono neanche un ladro, poiché dichiaro da chi attingo, e non imito la sua [di Montaigne] negligenza e quella dei suoi autori, né la diligenza oscura di un qualunque maldicente. È il suo cavallo quello che vi metto davanti; magari senza la bardatura; la sua carne, senza la salsa. Ed è proprio in questo che vedo una manchevolezza nel mio maestro: come Crasso e Antonio in Tullio, il primo sembra disprezzarli, il secondo non conoscerli, i greci; ma mentre il primo parlava greco come se non sapesse altra lingua, l’altro nei suoi viaggi ad Atene e a Rodi aveva conversato a lungo con greci eruditi; così il mio maestro, parlando principalmente di sé, e in peggio più che in meglio, nega ogni lascito, autorità, o prestito di antichi o moderni; eppure, nel corso del suo discorrere mostra familiarità non solo con tutti loro, ma con nessun altro autore, e potrebbe senza dubbio, come Ciro o Cesare, chiamarli uno ad uno per nome e condizione, i soldati del suo esercito. Ed io vorrei fare per noi tutti, tanto quanto, in quest’opera integrale, ha fatto in molte delle altre lingue il mio amico senza pari, carissimo e mai sufficientemente lodato, per me e per il vostro arricchimento e intelletto. E allora, di nuovo, come Terenzio, mi sono fatto aiutare. Sì, e li ringrazio per questo, e credo che non dovrebbe spiacer chi possa darvi ancor più soddisfazione.

E però i trattati non sono che saggi scolastici messi insieme. Potete considerarli tranquillamente tanti testi. Tutto sta nella scelta e in come vengono gestiti.

Sì, per la madonna, ma l’ingegno di Montaigne non è che ingegno francese: ferdillantlegier e extravagant. E ora sta a voi, ingegni inglesi, seguendo il più sobrio e solido giudizio del più colto che avete. L’avviso di quel giudizioso e valido consigliere (l’onorevole Sir Edward Wotton) non m’avrebbe spinto ad imbarcarmi alla volta di questa scoperta se la sua saggezza non avesse ciò giudicato degno delle mie fatiche e del vostro studio. E se dovesse o volesse un qualche critico accanito, o la lingua di serpente di un satirico, farsi beffe o scovare difetti, al punto che nel corso del suo discorrere, o nel reticolo dei saggi, o nel dar titolo ai capitoli, egli [Montaigne] mantenga uno stile sconnesso, discontinuo o errante, e se sovente il soggetto non corrisponda al titolo, e non vi sia coerenza nel tutto, a costoro poco dirò perché poco meritano. Ma se vorranno, ad essi la scelta, li rimando al nono capitolo del terzo libro (folio), dove egli stesso previene la loro cavillosità, e prevedendone le critiche risponde a tutto al posto mio. Eppure di errori ve ne sono. Se di sostanza, colpa dell’autore; se d’omissione, dello stampatore. Lui, non ho intenzione di correggerlo, ma ve lo rendo come l’ho trovato; l’altra cosa non posso controllarla. Ma dove io ora vedo errori, vi prego e imploro per amor vostro di correggerli mentre leggete, o emendarli come vorrete. Ma alcuni errori sono miei, e resi ancor più miei dalla traduzione. Di grammatica o ortografia? Tanto facile per voi raddrizzarli, quando per me essere in fallo. Di costruzione, come quando attribuiamo erroneamente un “lui”, “lei”, o “esso” a cose vive, morte, o neutre? Scoprirete subito quel che intendevo, e subito dopo saprete correggere. Oppure saranno nell’uso di termini desueti, come entrainconscientiousendeartarnishcomporteffacefacilitateamusingdebauchingregreteffortemotion e altri simili? Se non vi piacciono, prendetene altri più spesso usati e atti a spiegarli, dal momento che il loro utilizzo serve ad accostare i simili termini francesi al nostro inglese, che può ben tollerarli. Se qualcuno sia di capitale importanza nel fuorviare il senso, che io venga rimproverato, e ritratterò. Tuttavia, l’inconsistenza delle stampe francesi, la difformità tra copie, edizioni e volumi – alcune ne presentano più di altre – e poi io a Londra ne ho seguite certe, e fuori altre – talune in folio, altre in octavo – tutte queste cose, nel presente compendio, le ho ricomposte: dunque, biasimate non in maniera avventata, o condannate senza sconti la loro numerosità, ma vi consiglio di consultare, prima di iniziare la lettura, la tavola fornita a vostro uso (alla fine del libro), in cui sono riportate. Lo stampatore a cui è mancato un correttore attento, le mie tante occupazioni, e la distanza tra me e gli amici con i quali dovrei conferire, possono attenuare, se non scusare, tanti altri errori. In definitiva, se qualcuno crede di poter far di meglio, ci provi pure; e così avrà opinione maggiore di quel che qui è compiuto. Sette o otto persone di grande ingegno e valore hanno tentato, per poi scoprire come questi saggi non siano adatti a chi mastichi poco francese o sia un littletoniano. Se quanto ho fatto vi riesce gradito, come spero possa accadere, e come spero avverrà, allora gradito sarà anche a me. In caso contrario, resto il vostro risoluto John Florio.

Traduzione di Enrico Terrinoni, “L’apologia della traduzione di John Florio”.

LA TRADUZIONE DI JOHN FLORIO DEI SAGGI DI MONTAIGNE: UN NUOVO LIBRO

La prima cosa che colpisce il lettore della traduzione di Florio è la sua passione oer le parole. Nei seguenti esempi le parole aggiunte da John Florio sono in italico. L’obiettivo è quello di comprendere meglio la sua tecnica di traduzione e il particolare modo in cui usa le parole.

Montaigne, parlando di coloro che mortificano volontariamente la carne, aveva scritto:

Montaigne: “J’en ay veu engloutir de sable, de la cendre, & se travailler a point nomme de ruiner leur estomac, pour acquerir les pasles couleurs.” I, 339

Mentre Florio lo traduce come:

Florio: “I have seen some swallow gravell, ashes, coales, dust, tallow, candles, and for the-nonce, labour and toyle themselves to spoile their stomacke, only to get a pale-bleake colour.”

UN FINE ECCESSO

In questo esempio è evidente come John Florio provi una gioia immensa nell’elaborazione. Egli ama quello che per lui è un fine eccesso.

Montaigne sta parlando dei suoi servi:

Montaigne: “Je ne voy rien autour de moy que couvert & masque”

E Florio si spinge a scrivere:

Florio: “I see nothing about me, but inscrutable hearts, hollow mindes, fained looks, dissembled speeches, and counterfeit actions.”

A volte John Florio aggiunge altre parole nel tentativo di accentuare la situazione con enfasi. Aggiunge aggettivi con un tono emotivo teso, estraneo a Montaigne. Scrive “these boistrous billows” per i più semplici “ces flots” di Montaigne. Oppure “lowring vexation and drooping melancholy” per “le chagrin & la melancholie” . Un altro esempio è “the minde-quelling authoritie of his countenance, and awe-moving fiercenesse of his words” per “l’autoritè de son visage & la fiertè de ses paroles”.

ESSAYS DI MONTAIGNE: NUOVE PAROLE

Nella sua difesa della traduzione, John Florio spiega che ci sono molte parole francesi nella sua traduzione dei Saggi di Montaigne che, accoppiate a parole comuni per spiegarle, possono essere “familiari con il nostro inglese, il che può benissimo renderle belle”. Egli cita un certo numero di parole di questo tipo da lui create, che secondo lui alcuni critici potrebbero obiettare:

“entraine, conscientious, endeare, tarnish, comporte, efface, facilitate, ammusing, debauching, regret, effort, emotion.”

Nelle pagine “Of the Caniballes” prende in prestito parole francesi già in circolazione ma di introduzione tardiva e di uso limitato. Alcuni esempi sono febricitant, supplant, puissant. E almeno uno che è apparso per la prima volta in un testo inglese: contexture. Una parola chiave per Montaigne che fu usata in seguito da Bacon. 7. Florio sperimentò consapevolmente con l’inglese, innestandoci parole e frasi di altre lingue. Questo lo portò a creare non solo nuove parole, ma anche nuove costruzioni grammaticali. Ad esempio, è stato il primo scrittore ad usare il genitivo pronome neutro “its“.

COMPOSTI, RADDOPPI, ALLITTERAZIONI: RICHIAMI AL TEATRO

Nel suo amore per la duplicazione, John Florio si prende la libertà di inventare i composti. “L’ame plaine” diventa “a mind full-fraught”, “doux & aggreable” è “a pleasing-sweet and gently-gliding speech”. Le parole sono combinate in quasi tutti i modi, e spesso con un effetto straordinariamente fine. Per esempio: “marble-hearted“. Mentre traccia di versi dei sonetti è colta in “Pride-puft majestie”, “the fresh-bleeding memorie“. Un altro grande composto è “with hight-swelling and heaven-disimbowelling words.” Mentre un richiamo al teatro sta nella sostituzione di questa frase:

Montaigne: “D’une voix tremblante”

Florio: “With a faint-trembling voyce and selfe-accusing looke”

Le combinazioni di Florio possiedono una sostanziale ricchezza come in “a rough-hewen fellow” invece di “un grossier”. O “a lingering-toylsome life” per “une vie peneuse”. Fa anche grande uso del raddoppio. Il suo scopo è quello di ottenere l’ornamento retorico di frasi o parole di lunghezza approssimativamente uguale. In molti casi, raddoppia l’immagine o l’idea:

Montaigne: “Ce n’est pas a dire que le muletier n’y trouve son heure”

Florio: “A groome or a horse-keeper may finde an hour to thrive in; and a dog hath a day.”

Montaigne: “D’Avoir trouvè la feve au gasteau”

Florio: “To have hit the naile on the head, or to have found out the beane of this Cake.”

Anche John Florio sperimentò lo stile retorico e condivideva l’amore per l’allitterazione:

“Carke and care” I, 84

“Pricke and praise” II, 41

“Bounds and barres” I, 18

“So fained and fond a ceremonie” I, 23

“Tedious and mind-trying idlenesse” I, 258

o il più elaborato:

“Being absent I….should lesse feele the ruinois downe-fall of a Tower, than being present, the fall of a Tile.” – III, 195

ESSAYS di MONTAIGNE: UNA TRADUZIONE PER I LETTORI INGLESI

Florio considerava sempre suo dovere spiegare i termini che riteneva difficili, e spesso di istruire i suoi lettori sui dettagli che Montaigne aveva lasciato alla loro discrezione. 8 Egli aiuta anche il lettore inglese a comprendere riferimenti sulla storia straniera.

“Le Duc de valentinois” diventa “Caesar Borgia, Duke of Valentinois,”

“Le feu Chancelier Oliver” diventa “Lord Oliver, whilome Chauncerler of France,”

“Solyman” diventa “Soliman, the great Turke”

“L’Ostracisme et le Petalisme” diventa “the Ostracisme amongst the Athenians, and the Petalisme among the Siracusans.”

“Le Louvre” diventa “Louvre, the pallace of our Kings in Paris.”

“l’endroit du diaphragme” diventa “Diaphragma, which is a membrane lying overthwart the lower part of the breast, separating the heart and lights from the stomache.”

LA FORZA DELL’IMMAGINAZIONE

Nella sua traduzione dei Saggi di Montaigne, John Florio condivide la gioia di elaborare ogni dettaglio di una situazione che mostra la forza dell’immaginazione. Un esempio è la storia di Marie Germain, un vecchio che fino a ventidue anni pensava di essere una ragazza: 9

Montaigne: “Faisant, dit-il, quelque effort en saultant, ses membres virils se produsirent: & est encore en usage entre les filles de là, une chanson, par laquelle elles s’entradvertissent de ne faire point de grandes enjambées, de peur de devenir garcons, comme Marie German” – I, 107

Florio: “He saith, that upon a time leaping, and straining himselfe to overleape another, he wot not how, but where before he was a woman, he suddenly felt the instrument of a man to come out of him; and to this day the maidens of that towne and countrie have a song in use, by which they warne one another, when they are leaping, not to straine themselves overmuch, or open their legs too wide, for feare they should bee turned to boies, as Marie Germane was.” I, 92.

L’AMORE DI FLORIO PER I CAVALLI

L’amore di John Florio per i cavalli e il suo interesse per essi si manifesta rapidamente nel saggio “Of Steeds, called in French Destriers”, dove il motivo della grande esplosione delle parole è ovviamente da ricercarsi nella devozione del traduttore per questa materia:

Montaigne: “Ce que j’ay admiré autresfois, de voir un cheval dressé à se manier à toutes mains, avec une baguette, la bride avallée sur ses oreilles” – I, 400.

Florio: “That which I have other times wondered at, to see a horse fashioned and taught, that a man having but a wand in his hand, and his bridle loose hanging over his eares, might at his pleasure manage, and make him turne, stop, run, cariere, trot, gallop, and whatever else may be expected of an excellent ready horse.” – I,337.

L’ASTRATTO, L’IMMAGINE

Nella sua traduzione dei Saggi di Montaigne, John Florio cerca costantemente di scoprire un modo per sostituire il concreto con l’astratto, per dare colore a un’idea con un’immagine. Ad esempio, quando Montaigne afferma un aforisma, “Mais aucun bien sans peine,” Florio vi riversa nuova vita: “But no good without paines; no Roses without prickles.” Nelle occasioni in cui Montaigne stesso aveva usato un’immagine, Florio la sviluppa in modo più completo con un dettaglio fuori luogo ma affascinante. Un esempio si può trovare quando traduce “cercher le vent de la faveur des Roys” in “the seeke after court holy-water and wavering-favours of Princes.”

METAFORE DA TERMINI MARINI

Spesso nelle sue opere John Florio aggiungeva metafore dai termini del mare per spiegare un sentimento personale o una situazione. Descrive le critiche dei Second Fruits come un naufragio, in A World of Words scrive “questi notevoli pirati nel nostro mare di carta”, mentre si paragona ad un uomo su una nave che fa tutto da solo per non affondare. Anche nei Saggi di Montaigne usa una buona dose delle stesse metafore. Alcuni esempi si possono trovare quando scrive “have no other anker” per “qui n’ont appuy que”, o “being once embarked, one must either go on or sinke” per il meno distinto “depuis qu’on y est, il faut aller ou crever,”, o “les orages et tempestes se piquent” diventa più visivo con “the sea-billowes and surging waves rage and storme.” O “Aristote qui remue toutes choses”, che diventa “Aristotle that hath an oare in every water and medleth with all things.”

L’ISTINTO DEL DRAMMATURGO

Florio fa continuamente queste modifiche per ottenere un quadro più completo. Questo impulso all’azione è sempre in vetta alla sua immaginazione. È un istinto della sua natura scrivere “with a vaile over his face” per “le visage couvert,” o l’impressionante “headlong tumbled downe from some rocke” per “precipitez”. Si può sempre contare su di lui per produrre uno shock di piacevole sorpresa. Il bisogno di una maggiore sensazione di movimento è la forza che sta alla base di quasi tutte le sue aggiunte. Vuole sempre accrescere l’enfasi, esaltare e intensificare. Questo si rivela nell’uso di verbi forti. “I flie a lower pitch”, scrive per “je suis d’un point plus bas”. Nei suoi composti questo senso di movimento è ancora più grande: “harme-working eyes”, e “certaine terror-moving engines”, per “nuisans,” and “espouventables.” “Cette ridicule piece” diventa “that laughter-moving and maids looke-drawing piece,”. In quasi tutti i casi, come è già stato suggerito, queste alterazioni di Florio sono dettate da un taglio teatrale. 10

Per Matthiensen, l’abitudine di Florio di vedere e dire le cose in tono teatrale è una delle sue qualità più evidenti:

“Il metodo del “drammaturgo”, quindi, consiste nel prendere una situazione e accentuarne l’intonazione con un’abile esagerazione di tono e con un accenno di azione nell’oscillazione e nella cadenza delle sue parole. Tale è anche il metodo di Florio, e permea il suo trattamento di Montaigne”.

Matthiensen, Translation, An Elizabethan art, pg 146

Un altro esempio è la traduzione solenne, drammatica, ritmica di questo passaggio, che ha l’influenza di Bruno:

Montaigne: “Encore se faut il testonner, encore se faut il ordonner & renger pour sortir en place.”

Florio: “Yet must a man handsomely trimme-up, yea and dispose and range himself to appeare on the Theatre of this world.”

Matthiensen sottolinea che:

“Il senso di Florio del drammatico è la forza centrale che modella la sua prosa. Essa determina non solo il modo in cui egli costruisce le vicende di Montaigne, ma anche la sua aggiunta di parole, non per il loro significato, ma per il loro ritmo. Quando Florio esalta un concetto, a volte è lo splendore, a volte il pathos, più spesso l’emozione pura della situazione che lo cattura.”

Matthiensen, Translation, An Elizabethan Art

RIDISEGNARE LA SCENA

Nella sua traduzione dei Saggi di Montaigne, Florio si immerge così profondamente nello spirito di una vicenda e la sente così fortemente che diventa sua. E non traduce più, ma riscrive la scena. “L’entree libre aux soldats”, per esempio, diventa “the needie, bloudthirstie and prey-greedie soldiers.” In ogni situazione è l’elemento di contrasto a focalizzare la sua attenzione, e lui lo sviluppa con l’istinto del drammaturgo, facendo di tutto per aumentarne l’effetto. 11 Gli esempi sono così comuni che possono essere scelti quasi a caso. Ma a volte, però, Florio supera se stesso. Allora la scena lo cattura così profondamente che sta praticamente scrivendo un nuovo libro. Ad esempio, nel saggio “Of Physiognomy”, in cui Montaigne racconta come, sebbene disarmato, il suo aspetto risoluto abbia spinto un capitano nemico a ritirarsi, l’immaginazione di Florio drammatizza il quadro in modo molto più completo: 12

Montaigne: “Il remonte à cheval, ses gens ayants continuellement les yeux sur luy, pour voir quel signe il leur donneroit: bien estonnez de le voir sortir et abandonner son advantage.” – IV, 203.

Florio: “What shall I say more? He bids me farewell, calleth for his horse, gets up, and offreth to be gone, his people having continually their eyes fixed upon him, to observe his lookes, and see what signe he should make unto them: much amazed to see him be gone, and wondring to see him omit and forsake such an advantage.” . III, 325

DOVE LE PAROLE SI SCATENANO

La ricchezza di parole inglesi che Florio aveva a comando è fenomenale. E forse l’esempio più sorprendente di tutti, in cui le parole si scatenano, eppure Florio riesce a mantenere la forza di unità e ad aggiungere pienezza e colore, è questo passaggio:

Montaigne: “L’avaricieux le prie pour la conservation vaine & tròr & superflue de ses: l’eux de sa fortune: le voleur l’employe à son ayde, pour franchir le hazard & les difficultez, qui s’opposent à l’execution de ses meschantes entreprinses: le oule ayde remercie de l’aisance qu’il a trouvé à desgosiller un passant. Au pied de la maison, qu’s s vont escheller ou petarder, ils font leurs prieres, l’intention et l’esperance pleine de cruauté, de luxure, &d’avarice.” – Io, 443

Florio: “The couvetous man sueth and praieth unto him for the vaine increase and superflous preservation of his wrong-gotten treasure. The ambitious, he importuneth God for the conduct of his fortune, and that he may have the victorie of all his desseignes. The theefe, the pirate, the mortherer, yea and the traitor, all call upon him, all implore his aid, and all solicite him, to give them courage in their attempts, constancie in their resolutions, to remove all lets and difficulties, that in any sort may withstand their wicked executions, and impious actions; or give him thanks, if they have had good successe; the one if he have met with a good bootie, the other if he returne home rich, the third if no man have seen him kill his enemie, and the last, though he have caused any execrable mischiefe. The Souldier, if he but go to besiege a cottage, to scale a Castle, to rob a Church, to pettard a gate, to force a religious house, or any villanous act, before he attempt it, praieth to God for his assistance, though his intents and hopes be full-fraught with crueltie, murther, covetise, luxurie, sacrilege and all iniquitie.” – I, 373-374.

IL FORTE SENSO DEL RITMO DI FLORIO

IIn nessuno di questi casi le aggiunte di Florio intasano il ritmo della sua prosa. Egli possiede un forte senso del movimento, e spesso introduce le parole solo per il gusto di farlo. 13. Non può concepire un modo di pensare senza un modo di ascoltare, cosicché i periodi avanzino in modo equilibrato, musicalmente decorati come lui sapeva fare e amava fare. Aveva un nobile senso del ritmo, dell’ascesa e della caduta dei periodi che si muovevano maestosamente verso il loro fine prefissato. 14 A volte raggiunge una ricca pienezza, a volte un movimento di forza e solennità:

Montaigne: “Mais a ce dernier rolle de la mort & de nous, il n’y a plus que faindre, il faut parler Francois; il faut montrer ce qu’il y a de bon et de net dans le fond du pot,” – I, 81

Florio: “But when the last part of death, and of our selves comes to be acted, then no dissembling will availe, then it is high time to speake plaine English, and put off all vizards: then whatsoever the pot containeth must be shewne, be it good or bad, foule or cleane, wine or water.” I, 70.

¶ I SAGGI DI MONTAIGNE: IL LIBRO PIÙ INFLUENTE

Florio ha saputo avvicinare i Saggi di Montaigne allo spirito del suo tempo, per dargli intimità e calore. Fu probabilmente uno dei libri più influenti mai pubblicati in Inghilterra. La genialità del successo di Florio fu così generalmente riconosciuta che anche quei lettori inglesi con un’ottima padronanza del francese – John Donne, Walter Raleigh, Francis Bacon, Robert Burton, solo per citarne alcuni – scelsero di conoscere Montaigne attraverso l’inglese di Florio.

ESSAYS di MONTAIGNE: BEN JONSON, RALEIGH, BURTON

Una copia dell’edizione del 1603 dei Saggi di Florio a Montaigne si trova al British Museum. Contiene la firma di Ben Jonson e il suo Timber mostra la sua influenza. Sir Walter Raleigh lo portò con sé nella Torre e vi meditò profondamente. Burton cita testualmente Florio nella sua Anatomy of melancholy. Il libro ha lasciato il segno sul drammaturgo Webster 15 Leggere i Saggi di Montaigne nella traduzione di Florio significa leggerli, per così dire, sulle spalle di uno dei più grandi scrittori inglesi. 16

Per Frances Yates:

“Chi può dire quanto il ricco tesoro della nostra lingua debba a questo italiano (la cui influenza era diffusa attraverso le sue lezioni) che ha lavorato con quel virtuosismo artistico che fu l’eredità di una civiltà più antica della lingua inglese, ancora in uno stato di incertezza quando venne in Inghilterra?”

Yates, F. p. 227

La straordinaria traduzione di John Florio è tra le grandi opere dell’inizio del XVII secolo, in testa insieme alla Bibbia di Re Giacomo – bella, sonora e melodiosa. John Florio era davvero un artista e la sua traduzione dei Saggi di Montaigne è un classico della letteratura inglese, secondo solo alla traduzione della Bibbia di Re Giacomo. La traduzione come arte raramente, forse mai, ha raggiunto un livello così alto come nel Montaigne di Florio.


¶ LEGGI LA TRADUZIONE DI JOHN FLORIO DEI SAGGI DI MONTAIGNE



Come citare questa voce:

“Resolute John Florio”, “Saggi di Montaigne”, URL: https://www.resolutejohnflorio.com/it/2019/11/23/montaignes-saggi/

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 13 novembre 2019. È stato modificato l’ultima volta il giorno 16 Gennaio 2020.

Note:
  1. Yates, F. A., John Florio The Life of an Italian in Shakespeare’s England, 1934, Cambridge At The University Press, p. 216
  2. Matthiensen, O., Translation, an Elizabethan art, Cambridge, Harvard University Press, p. 116
  3. Yates, F. A., John Florio, cit., p. 222
  4. Zaharia, Translata Proficit: Revisiting John Florio’s translation of Michel de Montaigne’s Les Essais, 2012, p. 125
  5. Yates, F. A., John Florio, cit., p. 223
  6. Zaharia, Translata Proficit, cit., p. 120
  7. Morini, M., Tudor Translation in Theory and Practice, Routledge, 2006, p. 88
  8. Ivi, p. 134
  9. Ivi, p. 137
  10. Matthiensen, Traduzione, cit., pg 146
  11. Ivi, p. 147
  12. Ivi, p. 148
  13. Ivi, p. 149
  14. Yates, F. A., John Florio, cit.,p. 239
  15. Ivi, p. 241
  16. Greenblatt, S., Shakespeare’s Montaigne: The Florio Translation of the Essays, A Selection, NYRB Classics, 2014, X
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IL NUOVO MONDO DI PAROLE DELLA REGINA ANNA

“Gran romore et poca lana: grande rumore e poco lana, o si dice anche molto rumore per nulla.”


¶ NEW WORLD OF WORDS: NUOVO MONDO DI PAROLE

L’opera magnum di Florio come lessicografo fu il suo dizionario Queen Anna’s New World of Words or dictionarie of the Italian and English tongues (Londra 1611), che abbraccia quasi 74.000 definizioni. Non solo il volume é quasi due volte più grande del suo predecessore, contenente circa 75.000 definizioni, ma nella sua preparazione aveva consultato 249 libri di cui un quinto appare nell’Indice dei libri proibiti contro i 72 elencati nel A World of Words, la maggior parte dei quali appartenenti al XVII secolo. Questo numero è ancora più significativo se si ricorda che la prima edizione del Vocabolario della Crusca fiorentino, pubblicato nel 1612 elenca 230 opere come fonti di materiale.

NEW WORLD OF WORDS: UN’ENCICLOPEDIA

Le fonti consultate da John Florio sono elencate nell’opera e includono libri su tutte le categorie di conoscenza generale e specializzata. Le definizioni sono trattate in modo così completo che per la maggior parte del lavoro non è solo un dizionario, ma è anche un’enciclopedia di conoscenza generale del tempo. Esempi di alcune definizioni, selezionate tra diversi campi di apprendimento, che si trovano nel dizionario serviranno a indicare la natura completa di questo lavoro:

Ceraunia, a blackish and blewish stone, which put in Vineger & saltpeter, wil in time grow to have a bright-glittering star in the centre of it, and taken out will just in so long time loose it againe, it is said to fall out of the clouds and that who weares it about him can not be drowned, some say it is a kinde of glittering pearle.

Esseni, certaine Philosophers among the Hebrewes, that refer every thing to providence, that deeme the soule to be immortall, that for the defense of justice would have all men fight until death, that sacrifice not with the common people, that highly esteeme purity of life and sanctity of conversation, whose manners and customes are full of vertue, who give themselves to husbandry, who live in common, and never mary, and keepe no servants, saying that a wife is the cause of discord, and servants to be wicked, and therefore in all occasions helpe one another with cheerefull willingnesse, their clothes be handsome and neat, but nothing sumptuous.

NEW WORLD OF WORDS: LA VASTA CONOSCENZA DI FLORIO IN VARI CAMPI

Infatti, Queen Anna’s New World of Words rende evidente la conoscenza generale e specifica di Florio di materie diverse come la storia, la geografia, la biografia, la letteratura moderna e antica, la teologia, la filosofia, la critica, la botanica, la zoologia, la cucina, l’astrologia, la medicina, la falconeria, scienza militare ed equitazione. E si può tranquillamente dire che si tratta della più notevole produzione letteraria italiana di quel periodo mai prodotta da un solo uomo. Probabilmente pochi dei suoi contemporanei potevano eguagliare Florio nell’ambito dell’erudizione.

FONTI DI FLORIO: OPERE TEATRALI

Una delle caratteristiche più interessanti della lista di libri elencanti è l’alta percentuale di opere teatrali. Vincenzo Spampanato le ha classificate come tre tragedie (una di queste, la Rosmunda di Rucellai, è stata una delle prime tragedie regolari moderne) due tragi-commedie, il Pastor Fido di Guarini, e Celestina tradotto dallo spagnolo, cinque pastorali, tra cui Aminta. La categoria più grande sono le commedie, tra cui Terenzio tradotta da Fabrini, Clizia di Machavelli e molte altre commedie dell’Accademia degli Intronati di Siena. Circa un sesto di tutte le fonti citate da Florio sono ormai commedie, tragedie e pastorali di autori come Cinthio, Bandello, Boccaccio, Da Porto, Aretino, Machiavelli, Fiorentino, Ariosto, Sannazzaro, Tasso, e molti vecchi autori della Commedia dell’Arte, per un totale di 39 opere teatrali.

¶ IL MONDO INFINITO DI GIORDANO BRUNO

In Queen Anna’s New World of Words le opere filosofiche di Giordano Bruno sono ben rappresentate, con l’inclusione dei cinque dialoghi morali e metafisici che Bruno pubblicò durante il suo soggiorno a Londra tra il 1583 e il 1585. Bruno e Florio condividevano la passione per le parole, e l’ambiente culturale-politico di Londra negli anni ’80 del 500 era un contesto particolarmente sensibile alla sperimentazione linguistica che portò alla pubblicazione dei dialoghi filosofici vernacolari di Bruno e ai primi lavori di Florio sul suo Dizionario. 1 L’uso corretto del linguaggio è un problema che Bruno segnala all’apertura stessa della Cena della Ceneri nello scambio tra Teofilo – il personaggio che rappresenta Bruno, e un nome che Florio definisce nel Queen Anna’s New World of Words come “colui che ama Dio” – Smitho e Prudenzio. Qui all’inizio del dialogo di Bruno i tre personaggi si scambiano queste parole:

SMITHO: Mostravano saper di greco?

TEOFILO: Et di birra eziamdio.

PRUDENTIO: Togli via quelli ‘eziamdio’ poscia é una obsoleta et antiquata diczione.

Aquilecchia, studioso di Bruno, osserva che la frase di Teofilo “saper di birra” gioca sul doppio senso del sapere, registrato nel Queen Anna’s New World of Words come “to know by the minde, to wot, to isse, to ken, to understand and perceive well. Also, to taste of, to smacke of, to smell of”. Florio annota anche il significato di etiando, un termine che Prudenzio (un pedante) critica come antiquato: “a also, moreover, eftsoone, and also, besides, furthermore, yea also”.

IL LANGUAGGIO DI BRUNO NEL NUOVO MONDO DI PAROLE DI FLORIO

Bruno era spietato con il linguaggio impiegato in modo pretestuoso, e l’attacco alla tradizione del Petrarchismo nella poesia che apre la tematica de Gli Eroici furori fornisce un ulteriore, eloquente collegamento tra la prassi linguistica di Bruno e la soluzione di Florio alla questione linguistica. Quella che a prima vista potrebbe sembrare un’incongrua tirata misogina si rivela essere una forte critica al linguaggio feticizzato di una poesia d’amore che trasforma le donne in oggetti abusivi e irraggiungibili del desiderio masochista.2 Bruno qui impiega tropi Petrarcheschi per poi cancellarli. Egli, infatti, si chiede:

Che tragicomedia? Che atto, dico, degno più di compassione e riso può esserne rapresentato in questo teatro del mondo, in questa scena delle nostre conscienze, che di tali e tanto numerosi suppositi fatti penserosi, contemplativi, constanti, fermi, fideli, amanti, coltori, adoratori e servi di cosa senza fede, priva d’ogni costanza, destituta d’ogni ingegno, vacua d’ogni merito, senza riconoscenza e gratitudine alcuna, dove non può capir più senso, intelletto e bontade, che trovarsi possa in una statua o imagine depinta al muro?

Bruno continua, scrivendo: Ecco vergato in carte, rinchiuso in libri, messo avanti gli occhi ed intonato a gli orecchi un rumore, un strepito, un fracasso d’insegne, d’imprese, de motti, d’epistole, de sonetti, d’epigrammi, de libri, de prolissi scartafazzi, – definito nel Queen Anna’s New World of Words come ‘any scroule or waste paper. Also an odd corner to throw writing paper in” (as scartabello). E continua con Suspiri da far exinanire e compatir gli dei, per quegli occhi, per quelle guance, per quel busto, per quel bianco, per quel vermiglio, per quella lingua, per quel dente, per quel labro, quel crine, quella veste, quel manto, quel guanto, quella scarpetta, quella pianella in Florio “a woman’s pantofle”. Tutto questo porta a quel martello definito da Florio come:

martello: a hammer, a sledge, a carpenter’s mallet. Also jealousy of suspition in love, panting or throbbing of the heart, an earnest desiring of things absent. Sonare le campane a martello, to ringo the bels backward as in times of warre, of danger or of fire.

Florio continua a prendere molte altre parole dall’Epistola di Bruno:

Schifo: coy, quaint, nice, skittish, fond, peevish, puling, awkwarde or froward. Also queasie, nastie, lothsome, odious, to be shunned, eschewed or avoided, disdainfull.

Cesso: yeelded, resigned. Also a privy or close stoole. Also a scroule of paper.

Orinale: a urinall, a pisse-port

Piva: any kind of pipe or bag-pipe. Also a Piot, a pie or lay. Also a Butterflie. Also used of a mans privy members.

Fava: a beane. Also used for the prepuse or top of a mans yard.

LA COPIA DI FLORIO: I MONDI INFINITI DI BRUNO

La caratteristica più ovvia della pratica lessicale di Florio nel dizionario é la copia, uno strato di definizioni scritte per fornire la più vasta gamma possibile di significati di una particolare parola. Una chiara conseguenza di tale prospettiva linguistica è l’apertura ad un linguaggio che potenzialmente rappresenta una moltitudine, forse potremmo dire un’infinità, di possibili significati, un’ulteriore indicazione del rapporto di Florio con i la filosofia di Bruno. La retorica anti-petrarchesca di Bruno all’inizio de Gli Eroici furori serve da modello per Florio, che porta ad una rivoluzione linguistica personale di Bruno iniziata con Il Candelaio e che fornisce a Florio una risposta alla questione linguistica che i suoi dizionari rappresentano. 3

¶ FONTI DI FLORIO: OVIDIO, PLUTARCO, PLATONE.

Ricercando parole nuove, Florio aveva studiato anche nelle traduzioni italiane autori classici come Tacito, Cicerone, Platone, Plutarco, Ovidio, Plinio. Oltre a questa ampia lettura in tutte le materie vi é anche una stretta conoscenza di capolavori puramente letterari. L’elenco mostra che Dante era stato studiato con l’aiuto di quattro commentatori, Vellutello, Daniello, Boccaccio e Landino. Florio deve aver posseduto una conoscenza dettagliata di Dante che era insolita in quel periodo 4. Gli arcaismi di Dante, infatti, sono sottolineati in diverse occasioni:

Cagne magre, used of Dante for the base and greedy raskality of people.

In un’altra occasione si sofferma su una lettura dettagliata di Machiavelli:

Eruditione, erudition, teaching, instruction, nurture, bringing up, education. Yet I finde this word used by Machieuell in another sense towards the end of the last Chapter of the second booke of his Decades upon Liuie, conster it as thou please, hee useth it thus, restaua il campo per tutto debole a potere resistere ad una eruditione che quelli di dentro hauessino fatta, some thinke it shoud bee eruttione.

Alcune delle sue caratteristiche di lessicografo ricordano quelle che ha mostrato come traduttore. È con il tocco di un artista che intreccia parole accattivanti:

Paorno: darke, obscure, suttie, duskie, pitchie, deadly.

A volte, quando si presenta un’opportunità adatta, è in grado di aggiungere i suoi inconfondibili trucchi di stile:

Hierusalem: as much to say, Vision of peace and flower of our felicity.

Come nei Saggi di Montaigne, John Florio ha a comando una sorprendente ricchezza di vocabolario inglese e di espressioni idiomatiche o proverbiali: 5

Cacciar carote: to make one swallow a gudgeon, or beleeue a lie, and that the Moone is made of greene-cheese.

Gran romore et poca lana, great noise an dlittle wooll, or as we say much a doe about nothing.

Uno dei termini nel vocabolario mostra che impressione gli ha fatto la tragedia di Essex:

Ecnéphia: a kind of prodigious storme comming in sommer with furious flashings, the firmament seeming to open and burne, as hapned when the Earle of Essex parted from London to goe for Ireland.

Molte delle definizioni nel Queen Anna’s New World of Words sono così dettagliate che l’opera è per molti aspetti un’enciclopedia di conoscenza generale oltre che un dizionario. Come esempio di quanto possa essere interessante un tale raggruppamento, ecco una collezione (che non professa di essere assolutamente completa) delle spiegazioni di Florio di parole legate al teatro o al dramma:

Comedia, a Comedy, an enterlude.

Comediante, a Comedian, a stage plaier.

Commo della tragedia, the complaint of a chorus in a tragedy.

Coro,…Also a Chorus in a Tragedie…

Drammatico poema, a poeme where the auctor speakes not himselfe, but makes others to speake. Also a poeme that shutteth up many troublesome accidents with a fortunate conclusion.

Farsa, a merry tale, a pleasant discourse. Also a poeme that shutteth up many troublesome accidents with a fortunate conclusion.

Farsa, a merry tale, a pleasant discourse. Also an enterlude or stage-play.

Histrionia, athe feate or science of stage-plaiers.

Orchestra, a Theater wherein musitions and singers sit, a chiefe place betweene the Stage and the common seates of a Theater…

Proscenio, a stage for Plaiers to play upon, but properly the place before a scaffold out of which the Plaiers come.

Protatica persona, one that in the beginning of a Comedie is brought in to lay open the argument and appeareth no more.

Ruolo, a Checke-role of names. Also a plaiers part written for him to learne.

Scena, a stage or scaffold in a theater or play-house. But properly the fore-part of a Theater where the Plaiers make them ready, being trimmed with hangings, from out which they enter upon the stage. Used also for any place where one doth shew and set forth himselfe to the world or to view. Also any one seene or entrances of a Comedie or Tragedie. Used also for a Comedie or Tragedie.

Tragedia, a tragedie, or mornfull play, being a loftie kinde of poetrie, and representing personages of great state, and matter of much trouble, beginning prosperously, and ending unfortunately.

Tragicomedia, a tragicomedie, beginning mournfully, and ending merily.

Tragisatiricomedia, a play whose beginning is tragicall and dolorous, whose middle pastorall and siluane, and whose end comicall and merie.

Zane,…a seruile drudge or foolish crowne in any comedy or enterlude play.

Queen Anna’s New World of Words non è una semplice lista di parole, ma un compendio sulla conoscenza generale dell’epoca. Ai contemporanei John Florio deve essere apparso come un’enciclopedia ambulante su tutti i temi, oltre che una grande autorità sull’italiano. Non è un’esagerazione dire che nessun singolo individuo ha mai fatto più di John Florio nel diffondere la cultura italiana in Inghilterra.

¶ I NOMI DEGLI AUTORI E DEI LIBRI CHE SONO STATI LETTI PER LA RACCOLTA DI QUESTO DIZIONARIO:

  • Alfabéto Christiáno.
  • Amínta di Torquáto Tásso.
  • Amor costánte. Comedia.
  • Antíthesi della dottrína nuóua et vecchia.
  • António Bruccióli nell’Ecclesiáste, et sopra i fatti degl’Apóstoli.
  • Apologia d’Annibale Cáro cóntra Lodouico Casteluétri.
  • Apologia di trè séggi Illústri di Nápoli.
  • Arcádia del Sanazzáro.
  • Arte aulica di Lorénzo Dúcci.
  • Asoláni di Pietro Bembo.
  • Auuertiménti ed essámini ad un perfetto bombardiére di Girólamo Cataneo.
  • Bália. Comedia.
  • Bernardíno Rócca dell’Imprése militári.
  • Bíbbia Sácra tradótta da Giouánni Diodáti.
  • Boccáccio de’ casi degl’huómini Illústri.
  • Botero délle Isole.
  • Brauúre del Capitáno Spauento.
  • Calísto. Comedia.
  • Canzón di bállo di Lorenzo Medici.
  • Capítoli della venerábil compagnia della lésina.
  • Capo finto. Comedia.
  • Catálogo di messer Anonymo.
  • Celestína. Comedia.
  • Cena delle céneri del Noláno.
  • Cento nouelle antiche et di bel parlár gentíle.
  • Clítia. Comedia.
  • Commentário delle più nóbili e mostruóse cose d’Italia.
  • Contenti. Comedia.
  • Consideratióni di valdésso.
  • Contra-lésina.
  • Corbáccio del Boccáccio.
  • Cornelio Tácito, tradótto da Bernárdo Dauanzáti.
  • Coróna et palma militáre di Arteglieria, di Aless. Capobiánco.
  • Corrádo Gesnéro, degl’animáli, pesci, ed uccelli, tre volúmi.
  • Dánte, comentáto da Alessándro Velutelli.
  • Dánte, comentáto da Bernardíno Danielo.
  • Dánte, comentáto da Giouánni Boccáccio.
  • Dánte, comentáto dal Lándini.
  • Decameróne, ouero Cento nouelle del Boccáccio.
  • Decameróne spirituále di Francésco Dionígi.
  • Della Cáusa, principio ed uno del Noláno.
  • Della perfettióne della vita politica di Mr. Paolo Parúta.
  • Dell’arte della cucína di Christófaro Messibúgo.
  • Dell’infinito, vniuerso et móndi del Noláno.
  • Descrittióne delle feste fátte a Firenze, del 1608.
  • Descrittióne del Régno o státo di Nápoli.
  • Diáloghi della Corte, dell’Aretíno.
  • Diáloghi delle Cárte, dell’Aretíno.
  • Diáloghi o sei giornáte dell’Aretíno.
  • Diáloghi di Nicolò Fránco.
  • Diáloghi di Sperón Speróni.
  • Diáloghi piacéuoli di Stefano Guázzo.
  • Diálogo délle lingue di Benedétto Varchi, détto Hercoláno.
  • Diálogo di Giácomo Riccamáti.
  • Diálogo di Giouánni Stamlerno.
  • Discorsi Académici de’ móndi di Thomáso Buóni.
  • Discórsi peripathetici e Platónici di D. Stefano Conuenti.
  • Discórsi polítici di Páolo Parúta.
  • Discórso di Doménico Sceuolíni sópra l’Astrología giudiciária.
  • Dittionário Italiáno ed Inglése.
  • Dittionário Italiáno e Francése.
  • Dittionário volgáre et Latíno del Venúti.
  • Dón Siluáno.
  • Dottrina nuóua et vecchia.
  • Duello di messer Dário Attendolo.
  • Emília. Comedia.
  • Epistole di Ciceróne in volgáre.
  • Epístole di Phaláride.
  • Epistole di diuersi Signóri et Préncipi all’Aretino, duo volúmi.
  • Epistole ouero lettere del Ráo.
  • Essameróne del Reuer.mo Mr. Francésco Cattáni da Diacéto.
  • Eúnia, pastorále ragionaménto.
  • Fábrica del móndo di Francésco Alúnno.
  • Facétie del Gonella.
  • Fátti d’árme famósi di Cárolo Saracéni, duo grán volúmi.
  • Fáuole moráli di Mr. Giouanmaria Verdizotti.
  • Feste di Miláno del 1605.
  • Fúggi l’ótio di Thomáso Cósto.
  • Galateo di Monsignóre délla Cása.
  • Gelosía. Comedia.
  • Genealogia degli Dei, del Boccáccio.
  • Geórgio Federichi del falcóne ed vccelláre.
  • Gerónimo d’Vrea dell’honór militáre.
  • Gesuáldo sópra il Petrárca.
  • Gierusalemme liberáta di Torquáto Tásso.
  • Gio: Marinelli dell’infermità delle dónne.
  • Gio: Féro délla passióne di Giesù Christo.
  • Giouánni António Menauíno de’ costúmi et vita de’ Turchi.
  • Girólamo Frachétta del gouerno di Státo.
  • Girólamo Frachétta del gouerno di guerra.
  • Glória di Guerrieri ed amánti di Catáldo António Mannaríno.
  • Hecatommiti di Mr. Gio.battísta Giráldi Cinthio.
  • Hecatómphila di Mr. Leon-Battista.
  • Herbário Inghilése di Giouánni Gerárdi.
  • Herbário Spagnuólo del Dottór Lagúria.
  • Heróici furóri del Noláno.
  • História della Chína.
  • História delle cóse Settentrionáli di Olláo Mágno.
  • História del Villáni.
  • História di Gio.battista Adriáni.
  • História di Francésco Guicciardíni.
  • História di Natali Cónti duo volúmi.
  • História di Páolo Gióuio, duo volúmi.
  • História di Persia, del Minadoi.
  • História d’Vnghería, di Pietro Bizárri.
  • História milanése.
  • História naturále di C. Plínio secóndo.
  • História Venetiána di Piétro Bembo.
  • História vniuersale del Tarcagnotta, cinque volúmi.
  • Hospedale de gli Ignoránti di Thomáso Garzóni.
  • Humanità di Christo dell’Aretíno.
  • Iácomo Ricamáti, della dottrína Christiána.
  • Idea del Secretário.
  • Il Castigliáno, ouero dell’arme di Nobiltà.
  • Il Consoláto.
  • Il Cortegiáno del Cónte Baldazar Castiglióni.
  • Il Fúrto. Comedia.
  • Il Génesi dell’Aretíno.
  • Il gentilhuómo di Mr. Pompeo Rócchi.
  • Il Marináio. Comedia.
  • Il Peregríno di Mr. Girólamo Parabósco.
  • Il Teréntio, comentáto in lingua Toscána da Gio. Fabríni.
  • Il Secretário, di Battísta Guaríni.
  • Il vilúppo. Comedia.
  • I Mármi del Dóni.
  • I Móndi del Dóni.
  • Imprese del Ruscelli.
  • Inganni. Comedia.
  • Instruttióni di Artegliéria, di Eugénio G[en]tilíni.
  • I Préncipi di Gio. Botéro, Benése.
  • Isole famóse di Thomaso Porcácchi.
  • I sette sálmi penitentiáli dell’Aretíno.
  • La Ciuile conuersatióne, di Stefano Guázzo.
  • La Cróce racquistata di Francesco Bracciolíni.
  • La diuína settimána di Bartas, tradótta da Ferránte Guisóne.
  • La famosissima compagnía della lésina.
  • La Fiammétta del Boccáccio.
  • Lácrime di San Pietro del Tansíllo.
  • La minera del mondo, di Gio. Maria Bonárdo.
  • L’amoróso sdégno. Comedia.
  • La nobilíssima compagnía della Bastína.
  • La Pelegrína. Comedia di Girólamo Bargágli.
  • La Dálida, Tragedia.
  • La Adriána, Tragedia.
  • La P. erránte dell’Aretíno.
  • La Regia. Pastorale.
  • La Ruffiána. Comedia.
  • La Tipocosmía d’Alessándro Cittolini.
  • Le aggiónte alla Ragión di Státo.
  • Le due Cortegiáne. Comedia.
  • Le hóre di recreatióne di Lod. Guicciardíni.
  • Le lódi del pórco.
  • Le ópere del Petrárca.
  • Le orígini della volgáre toscána fauella.
  • Lettere di Angelo Gríllo.
  • Lettere del Cauagliére Guaríni.
  • Lettere del Cieco d’Adria.
  • Lettere di Préncipi a Préncipi, trè volúmi.
  • Lettere di Stefano Guazzo.
  • Lettere d’Ouidio, fátte in volgáre.
  • Lettere famigliári di Annibale Cáro.
  • Lettere famigliári di Cláudio Tolomei.
  • Lettere facete di diuersi gránd’huómini.
  • Lettióni várie di Benedétto Várchi.
  • Lettióni del Panigaróla.
  • Libro nuóuo d’ordinár banchétti, et conciár viuánde.
  • Luca Pinelli Giesuista, nelle sue meditatióni.
  • Madrigáli d’Allessandro Gátti.
  • Marsílio Ficíno.
  • Mathiólo sopra Dioscóride.
  • Metamorphósi d’Ouídio, tradotte dall’Anguillára.
  • Morgánte Maggióre di Luígi Púlci.
  • Nótte, Comedia.
  • Nouelle del Bandello, volúmi trè.
  • Nuóuo theátro di máchine ed edificij di Vittório Zónca.
  • Opere burlésche del Berni e d’altri, duo volúmi.
  • Opere burlésche di varij et diuersi Academici.
  • Opere di Senofónte, tradótte da Marcantónio Gandíni.
  • Oratióne di Lodouíco Federíci, a Leonárdo Donáto, Doge di Venetia.
  • Oratióne di Pietro Miário all’istésso.
  • Orationi di Luigi Grotto, detto il Cieco d’Hadria.
  • Ordini di Caualcáre di Federico Grifóne.
  • Orlándo furióso dell’Ariosto.
  • Orlándo Innamoráto del Boiárdi.
  • Osseruatióni sópra il Petrárca di Francésco Alúnno.
  • Parentádi. Comedia.
  • Pastór fido, del Caur. Guaríni.
  • Petrárca del Dóni.
  • Panigaróla contra Caluíno.
  • Philócopo del Boccáccio.
  • Piázza uniuersále di Thomáso Garzóni.
  • Pinzócchera, Comedia.
  • Piouáno Arlótto.
  • Pistolótti amorósi degl’Académici Peregríni.
  • Prática manuále dell’artegliería, di Luigi Calliado.
  • Precetti della milítia moderna tánto per máre quánto per terra.
  • Prediche del Panigaróla.
  • Prediche di Bartolomeo Lantána.
  • Prigión d’Amóre, Comedia.
  • Próse di Mr. Agnolo Firenzuóla.
  • Prediche di Randólfo Ardente.
  • Quattro Comedie dell’Aretíno.
  • Ragion di státo del Botero.
  • Relatióni vniuersáli del Botero.
  • Retrattióne del Vergerio.
  • Relatióne di quánto successe in Vagliadolid del 1605.
  • Ricchézze della lingua toscána di Francésco Alúnno.
  • Rime di Luigi Grótto, Cieco d’Hádria.
  • Rime del Sr. Fil. Alberti Perugíni.
  • Rime piacéuoli del Caporáli, Máuro ed altri.
  • Ringhieri de’ giuóchi.
  • Rispósta a Girólamo Mútio del Betti.
  • Rosmúnda, Tragedia.
  • Sacrifício, Comedia.
  • Secónda párte de’ Préncipi Christiáni del Botéro.
  • Scelti documénti a’ scolári bombardieri di Giácomo Marzári.
  • Sei volumi di lettere dell’Aretíno.
  • Sibílla, Comedia.
  • Simón Biráldi, delle Imprése scelte.
  • Sinagóga de’ Pazzi, di Thomáso Garzóni.
  • Sómma della dottrína christiána.
  • Sonétti mattaccíni.
  • Spátio della bestia triumphánte del Noláno.
  • Specchio di Scienza uniuersále di Leonárdo Fiorauánti.
  • Specchio di vera peniténza di Iacópo Passauánti.
  • Spiritáta. Comedia.
  • Spórta. Comedia.
  • Stréga. Comedia.
  • Tesóro politico, tre volúmi.
  • Tesóro. Comedia.
  • Teátro di varij ceruelli, di Thomáso Garzóni.
  • Títo Líuio, tradótto dal Nárni.
  • Torrismóndo, tragedia di Torquáto Tásso.
  • Trattáto del beneficio di Giesù Christo crocifisso.
  • Tútte l’ópere di Nicolo Macchiauelli.
  • Vanità del móndo, del Stella.
  • Vendemmiatóre del Tansíllo.
  • Vgoni Bresciáno degli stati dell’humána vita: dell’impositióne dè nomi: della vigilia & sónno: e dell’eccellenza di Venetia.
  • Viággio delle Indie orientáli di Gásparo Bálbi.
  • Vincenzo Cartári degli Dei degli antichi.
  • Vita del Pícaro Gusmano d’Alfaráce.
  • Vnióne di Portogállo & Castíglia del Conestággio.
  • Vocabolário de las dos lenguas, Italiáno & Spagnuólo.
  • Vita del gran Capitáno. Scritta dal Gióuio.
  • Vita del Petrárca, scritta dal Gesuáldo.
  • Vita della Vérgine Maria, scritta dall’Aretíno.
  • Vita di Bartolomeo Coglióni.
  • Vita di Pio Quínto.
  • Vita di Sánta Catarína. Scritta dall’Aretíno.
  • Vita di Sán Tomáso. Scritta dall’Aretíno.
  • Víte di Plutárco.
  • Zúcca del Dóni.

¶ LEGGI QUEEN ANNA’S NEW WORLD OF WORDS QUI:


Come citare questa voce:

“Resolute John Florio”, “Il Nuovo Mondo di Parole della Regina Anna”, URL: ” https://www.resolutejohnflorio.com/it/2019/09/19/regine-anna-nuovo-mondo-di-parole/

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 13 novembre 2019. È stato modificato l’ultima volta il 16 Gennaio 2020.

Note:
  1. Wyatt, M. Giordano Bruno’s infinite worlds in John Florio’s World of Words, in Giordano Bruno: Philosopher of the Renaissance by Hilary Gatti.
  2. Ibidem
  3. Ibidem
  4. Yates, F.A. John Florio, The Life of an Italian in Shakespeare’s England, p. 266
  5. Ivi, p. 268
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UN MONDO DI PAROLE

“E qui vorrei iniziare con quei famosi pirati in questo nostro mare di carta…”


¶ A WORLD OF WORDS: UN’IMPRESA PIONIERISTICA

Mentre era impegnato al servizio di Henry Wriothesley, Florio produsse un’opera che rimane un punto di riferimento nella storia dello studio della lingua italiana in Inghilterra. A Worlde of Wordes, o Dictionarie of the Italian and English tongues (Londra, 1598) è un dizionario italo-inglese, e, come tale, solo il secondo del suo genere in Inghilterra e molto più ricco del breve lavoro pubblicato da William Thomas nel 1550 – con 44.000 parole a differenza dei 6.000 di Thomas. 1 Pubblicato da Edward Blount e dedicato a Roger, conte di Rutland, Henry, Conte di Southampton e Lucy, contessa di Bedford, questo lavoro ha contraddistinto Florio come studioso di prima grandezza.

AL LETTORE

Quando Florio lo realizzò, riconobbe gentilmente il suo predecessore nel campo della lessicografia italo-inglese: “il nostro William Thomas lo ha fatto egregiamente”, dice. Continua ad informarci nella sua lettera “Al lettore” che ebbe l’idea di realizzare questo dizionario vent’anni prima, quando vide un manoscritto per un dizionario italiano realizzato da un gentiluomo di “venerato merito” e ” ben addestrato in italiano”. Il nome di questo signore non è noto e l’opera non è mai stata pubblicata. E ‘possibile che questo ‘gentiluomo’ fosse suo padre Michelangelo.

LA LETTERA DEDICATORIA

Nella sua “Lettera Dedicatoria” invita i suoi tre talentuosi studenti privati e mecenati Roger Conte di Rutland, Henry Conte di Southampton e Lucy Countessa di Bedford al battesimo e alla protezione del dizionario paragonato a un “ragazzo vivace, come Bacco”, generato da un seme italiano e gamba inglese. Florio paragona la difficoltà del suo lavoro con quello dei poeti toscani, in particolare Dante, e degli autori rinascimentali, come Castiglione, Aretino, Garzoni, Citolini e altri. Egli spiega che la sua utilità si estende alla varietà dei dialetti italiani, dal veneziano al romano, lombardo e napoletano: “Così tanti, e molti diversi dialetti, e idiomi, che si usano e si parlano in Italia, oltre al Fiorentino”, sfidando anche i nativi Italiani:

“E ho visto i migliori, se non italiani naturali, non solo barcollare, ma anche rimanere bloccati nella palude, e alla fine arrendersi, o dare il verdetto finale dicendo ignoramus”.

INGLESE: LA DOLCE MADRE LINGUA DI FLORIO

Nella Lettera Dedicatoria John Florio celebra la lingua italiana; tuttavia, il suo atteggiamento nei confronti della lingua inglese è ora cambiato. Se in First Fruits trovava la lingua “arrepezzata di molte lingue” ora ha fatto un passo avanti apprezzando ciò che ora definisce “la dolce madrelingua” della sua terra natale. A questo punto della sua vita John Florio si definisce inglese, nonostante fu sempre classificato come straniero. Chiaramente, egli creò quest’opera in modo che potesse aiutare i suoi allievi, e altri, nei loro viaggi attraverso le opere di autori come Petrarca, Dante, Castiglione e Guazzo:

“E’ un guardiano di utile servizio, che di tanto in tanto, tiene la staffa di vostro onore, o vi dà una mano su una scaletta, o vi apre un varco per avere un passaggio più agevole, o vi tiene la torcia nei tragitti bui.”

Una crescente fiducia nelle sue capacità linguistiche è evidenziata quando afferma:

“Se un uomo si chiedesse se tutte le parole italiane fossero qui? Io gli risponderei, forse no: eppure penso che qui ce ne siano tante, quante sono le sue probabilità di trovarne (colui che pone la domanda) alla portata della sua lettura; così anche lui può leggere bene.”

UN’AVVENTURA MARITTIMA

Come Florio è un intermediario di diverse classi sociali sia come insider che come outsider, come precettore e traduttore, A World of Words è un intermediario per l’italiano e l’inglese, lingue e culture diverse, Venezia e l’Europa, lingua scritta e parlata, formale e interazioni informali, antichità classica e modernità antica. L’originalità di quest’opera non può essere sopravvalutata. È pieno di vita, entusiasmo, sete umanista di conoscenza, fantasia e passione di un autore desideroso di affermarsi come un maestro del suo mestiere. Florio paragona la sua impresa lessicografica alle avventure marittime con il rischio di naufragi e si riferisce a lavori di altre lingue intraprese da Thomas Eliot, John Ride e dai “Stephans” che avevano un “vantaggio su di me, che erano molti a guidare la barca”:

“Ero solo a girare e tirare le vele, ad usare il remo, sedermi a poppa, per tirare la barca, guardare sul ponte superiore, nostromo, pilota, compagno, e padrone, tutti lavori in uno, e in un’imbarcazione più indisciplinata, più scomoda , e più grande della più grande nave sul Tamigi (…) e nel mare più vasto, più pericoloso, più tempestoso, e più desolato di qualsiasi Oceano.”

¶ UN MONDO DI PAROLE – LE FONTI DI FLORIO

Le fonti citate che seguono la “Lettera Dedicatoria” del 1598 includono un corpus composto per lo più da testi letterari contemporanei, che vanno dall’Arcadia di Sannazaro e dalla Gerusalemme Liberata di Tasso, al Cortigiano di Castiglione, Galateo di Della Casa, e Lettere Famigliari di Caro, così come una vasta gamma di Dialoghi come quelli scritti da Sperone Speroni e Stefano Guazzo.

CONTENUTI EROTICI DI ARETINO

Quattordici citazioni o un sesto del catalogo sono fonti di Pietro Aretino, che evidenziano l’interesse di Florio per i testi teatrali e la sua volontà di capitalizzare l’interesse salace dei suoi lettori inglesi per l’esplicito contenuto erotico e sessuale dei testi di Aretino. Florio era abbastanza astuto da rendersi conto che se il suo dizionario italiano-inglese fosse riuscito a trarre gran parte del suo vocabolario da un autore così popolare come Aretino, sarebbe stato ben accolto da tutti coloro che volevano studiare in prima persona la satira di Aretino, il linguaggio licenzioso e lo stile giornalistico. 2

TESTI TEATRALI, POESIE E DIALOGHI

Oltre ad utilizzare il materiale fornito dai quattro principali dizionari bilingue dell’epoca (Thomas, Venuti, Las Casas e Fenice) e le opere enciclopediche di Citolini e Garzoni, Florio consultò volumi su argomenti come l’equitazione (Grisone) cucina ( Messisbugo), falconeria (Federico Giorgi), botanica (Gerard, Laguna e Mattioli), zoologia (Gesner) e storia (Gandini e Nardi). Estrae anche parole da un gran numero di opere teatrali e raccolte di poesie, dialoghi e lettere. 3 Florio offrì agli italofili inglesi acculturati uno strumento per comprendere significati nascosti, idiomi, parole e frasi in dialetto, e proverbi di una vasta gamma di 72 opere letterarie, di cui 22 poste all’Indice, un elenco di testi proibiti pubblicati a seguito del Concilio di Trento.

¶ UN MONDO DI PAROLE: 46.000 VOCI ITALIANE

La compilazione da parte di Florio del primo dizionario completo italiano-inglese, è il culmine di un impegno di tutta la vita nella diffusione della lingua e della cultura italiana nell’Inghilterra rinascimentale, e un tributo alla ricchezza della prima civiltà italiana moderna. 4 In un’epoca in cui la lessicografia italo-inglese era ancora agli albori, il corpus di 46.000 voci italiane di Florio, e un numero molto maggiore di parole inglesi, non è altro che un’impresa pionieristica. Ispirato da Piazza Universale della Lingua di Tommaso Garzoni, A World of Words si basa prevalentemente su parole e frasi che si trovano nella letteratura italiana contemporanea, dizionari monolingue e bilingue di Francesco Alunno, Filippo Venuti, e parole provenienti da diversi campi del sapere. Florio voleva compilare un glossario di parole relative a quanti più argomenti possibili.

DIMENSIONE ENCICLOPEDICA

Il dizionario di John Florio A World of Words contiene non solo voci di singole parole, ma anche frasi, espressioni idiomatiche ed esclamazioni, fianco a fianco con una ricchezza di termini accademici e tecnici, che conferiscono una dimensione autenticamente enciclopedica. Sarebbe un errore considerarlo principalmente un grammatico o un filologo. In effetti, è molto dubbio che tale descrizione gli sia mai andata bene, nonostante il suo A World of Wordes e il più grande Queen’s Anna New World of Words. Il suo amore per le parole e la lingua, infatti, è più retorico che grammaticale o filologico.

UN MONDO DI PAROLE: UN DIZIONARIO PLURILINGUALE

A differenza del più purista Vocabolario degli Accademici della Crusca, che è stato pubblicato 14 anni dopo (1612), A World of Words è inclusivo piuttosto che esclusivo, plurilingue piuttosto che monolingue, e fornisce una vasta gamma di espressioni legate al mondo sensoriale, attraverso un linguaggio espressivo e pittoresco.

LINGUAGGIO DI FLORIO

Parole come potta o fica, cazzo, coda, o destriere e puttanaria e metafore come Donna che manda il marito in Cornovaglia senza barca o Donna che fa le fusa storte, appare insieme a interiezioni come cancaro, una parola dialettale padovana che Florio prende da Ruzzante, attore e drammaturgo italiano; cappari, frasi scherzose e termini come alla tua barba, culatorio, linguaggio iperbolico come Io t’ho dove si soffiano le noci, ed espressioni in Francese.

FLORIO: UN APPROCCIO MODERNO

Florio ha scelto questo approccio politicamente moderno in un ambiente politicamente e culturalmente ambivalente in cui il puritanesimo e il libertinaggio convivono, e dove la celebrazione di tutto ciò che era l’italiano fu sfidato da voci xenofobe come quella di Roger Ascham, per il quale “Un Inglese Italianato é diavolo incarnato”. 5

UN MONDO DI PAROLE – L’INVENZIONE DI FLORIO: COPIA

Il contatto linguistico con l’inglese e le lingue “oltreoceano” è un’altra caratteristica delle definizioni inglesi che evidenziano gli interessi globali di Florio e l’esposizione a culture diverse. I gallicismi appaiono come le parole in prestito più frequentemente ricorrenti, a causa del contatto storicamente forte tra la lingua francese e inglese, ma anche per la fluidità di Florio in francese e la sua esperienza nelle traduzioni. Definizioni fantasiose attraversano il dizionario, rivelando l’inventiva di Florio come scrittore. È qui che troviamo forse la sua espressione più forte di copia rinascimentale, con la sua passione per le spiegazioni e le amplificazioni. Numerosi sostantivi singoli, aggettivi e verbi tra le voci italiane sono spiegati con dieci, venti, anche quaranta termini e definizioni Inglesi. Nella sua ricerca di copia, Florio offre non meno di 44 definizioni Inglesi per ragione, mentre per tiro 67, e 45 per vago.

LE ABILITA’ DI FLORIO COME TRADUTTORE: ALCUNI ESEMPI

Florio dimostra la sua abilità di traduttore mentre elenca una serie di sinonimi per spiegare la parola italiana:

Rompere, to breake, to batter, to bruze, to ouerthrow, to vanquish, to destroy, to weaken, to abate, to represse, to maister, to tame, to subdue, to confute, to overcome, to teare, to splint, to shiuer, to rent, to scatter, to totter, to tug, to hauock, to spoile, to defeate, to crush, to craze.

QUANTITA’: OBIETTIVO PRIMARIO

Come notato nella “Lettera Dedicatoria”, Florio si sforzava costantemente di trovare nuove parole, con una voracità lessicale quasi ineguagliabile. Per citare Frances Yates, “Amava le parole con un piacere estetico nella loro forza, delicatezza, colore e varietà infinita. Le raccoglieva nel suo dizionario come un altro potrebbe raccogliere gioielli in un cassetto.” La quantità era un obiettivo primario e Florio ha cercato di sfidare qualsiasi potenziale concorrente:

“Se qualcuno pensa che Io abbia avuto grande aiuto da Alunno, o da Venuti, lo lascio conferire, ma deve sapere che ho in due, sì quasi in una delle mie lettere dell’alfabeto più parole, di quanti loro ne abbiano in venti.”

Historia Animalium di Conrad Gensner, per fare un esempio, non solo lo ha fornito di parole toscane per l’inglese “bat” – pipistrello e nottola, ma anche la forma napoletana sporteglione, probabilmente grazie alla sua amicizia con Giordano Bruno. E il barbastrello emiliano e il ratto pennago ligure, tutti registrati, senza qualificazione, nel dizionario. Allo stesso modo, Florio ha registrato una serie di parole per “burro”: oltre al burro toscano, si trovano le forme norditaliche botero, botiro, butiro e butire, il butturo italiano meridionale, lo smalzo veneziano, e anche penco, una parola che viene utilizzata solo nella Val Bregaglia, svizzera, dove Florio ha trascorso la sua infanzia. 6

SIGNIFICATI FIGURATIVI

Le definizioni multiple sono spesso accompagnate da significati figurativi. Ove possibile, cerca di fornire un equivalente inglese per un concetto o un’espressione italiana:

Framponato, a kinde of high horse shooe, such as the bruers horses use in London.

Mazziere, a macebearer, a veger, a sergeant of the mace. Also a halbardier or poleaxe man, such as the Queen of England’s gentlemen pencioners are.

Quando incontra nelle sue fonti italiane parole relative al mondo animale, vegetale e minerale, Florio include nel suo dizionario le stesse definizioni umoristiche e favolose che si trovano in Plinio e nei Bestiari medievali. 7 :

Scolopendra, a fish that casteth out his bowels until the hooke wherewith he is taken be out, and then sucketh up againe.

Laucrocuta, a beast that hath all his teeth of one piece, as big as an asse, with neck, taile and breast like a lyon, and head like a cammell, and counterfeits the voice of a man.

Eziopide, an herbe which caste into the water, it will dry it up, and if horses treade upon it, it will make them caste their shooes.

¶ FLORIO: UNO SCRITTORE CREATIVO

A World of Words è un’opera d’arte in sé, il dizionario è una risorsa straordinaria non solo per la storia dell’italiano in Italia e all’estero, ma anche per la storia del primo inglese moderno. Si tratta di un’opera che riunisce i tre ruoli principali dell’autore: Florio come lettore plurilingue e collezionista di parole; Florio come insegnante di lingua e cultura italiana, come grammatico e paremiologo; e Florio come traduttore e scrittore creativo.

¶ LA LISTA COMPLETA DEI LIBRI LETTI DA JOHN FLORIO

  • Apologia d’Annibal’ Caro, contra Lodovido Castelveltri
  • Arcadia di Sannazzaro
  • Capitoli della venerabile compagnia della lesina
  • Cento novelle antiche, e di bel parlar gentile.
  • Decamerone o Cento novelle del Boccaccio.
  • Del’arte della Cucina di Cristoforo Messisbugo
  • Descrittione del Regno o stato di Napoli
  • Dialogo delle lingue di Benedetto varchi, detto Hercolano
  • Dialoghi della corte del’Aretino
  • Dialoghi delle carte del’Aretino
  • Dialoghi, o sei giornate del’Aretino
  • Dialoghi piacevoli di Stefano Guazzo
  • Dialoghi di Nicolo Franco
  • Dialoghi di Speron Speroni
  • Dittionario volgare & Latino del Venuti.
  • Dittionario Italiano & Francese
  • Dittionario Inglese & Italiano
  • Duo volumi di Epistole di diversi gran Signori e Prencipi scritte dal’Aretino
  • Epistole o lettere facete del Rao
  • Fabrica del Mondo di Francesco Alunno
  • Galateo di Monsignore della Casa
  • Gierusalemme Liberata di Torquato Tasso
  • Giorgio Federichi del Flacone & Uccellare
  • Gloria di Guerrieri ed Amanti del Dottor Cataldo-Antonio Mannarino
  • Herbario Inglese di Giovanni Gerardo
  • Herbario Spagnuolo del Dottor Laguna
  • Historia delle cose Settentrionali di Ollao Magno
  • Hospedale degli Ignoranti di Thomaso Garzoni
  • Humanita di Christo del’Aretino
  • Il Cortegiano del Conte Baldassar Castiglione
  • Il Genesi del’Aretino
  • I Marmi del Doni
  • I Mondi del Doni
  • I sette salmi del’Aretino
  • La pelegrina, comedia di Girolamo Bargagli
  • La nobilissima compagnia della bastina
  • La divina settimana di Bartas tradotta da Ferrante Guisone
  • La ruffiana, comedia
  • La minera del mondo di Giovan Maria Bonardo
  • La vita della vergine Maria del’Aretino
  • La vita di San Thomaso del’Aretino
  • La vita di Santa Catarina del’Aretino
  • La P. Errante del’Aretino.
  • La vita del Gran Capitano del Giovio
  • La Tipocosmia del’Alessandro Cittolini
  • La Zucca del Doni
  • Le Lodi del Porco
  • Lettere Famigliari d’Annibale Caro
  • Lettere Famigliari di Claudio Tholomei.
  • Lettere facete e piacevoli di diversi grand’huomini, raccolte da Francesco Turchi.
  • Le opere del Petrarca.
  • Le quattro comedie del’Aretino
  • Le opere burlesche del Berni, e d’altri, Duo volumi.
  • Marhiolo sopra Dioscoride
  • Opere di Senofonte, tradotte da Marcantonio Gandini
  • Ordini di Cavalcare del S. Federico Grisone
  • Osservazioni sopra il Petrarca di Francesco Alunno
  • Piazza Universale di Thomaso Garzoni
  • Pistolotti Amorosi degli Academici Peregrini
  • Primo volume del’Epistole o lettere del’Aretino
  • Ragioni di Stato del Botero
  • Relazioni Universali del Botero
  • Ricchezze della lingua Toscana di Francesco Alunno
  • Rime piacevoli di Cesare Caporali, del Mauro et altri
  • Secondo volume delle lettere del’Aretino
  • Sinagoga de’ pazzi di Thomaso Garzoni
  • Specchio di vera penitentia di Mastro Iacopo Passavanti
  • Teatro di vari cervelli di Thomaso Garzoni
  • Terzo volume delle lettere del’Aretino
  • Tito Livio tradotto dal Narni
  • Tre volumi di Conrado Gesnero degli animali, pesci, et uccelli
  • Vocabolario de las dos lenguas, Italiano e Spagnuolo

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Come citare questa voce:

“Resolute John Florio”, “Un Mondo di Parole”, URL: ” https://www.resolutejohnflorio.com/it/2019/09/19/un-mondo-di-parole/

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 13 novembre 2019. È stato modificato l’ultima volta il 23 Gennaio 2020.

Note:
  1. Watson, J. Queen Anna’s New World of Words
  2. O’Connor, D. J., John Florio’s contribution to Italian-English lexicography, Italica, 49, 1972, 49-67, p. 49
  3. O’ Connor, D. ., John Florio’s contribution, cit., p.51
  4. Hermann, W. H. John Florio: A World of Words, Introduction.
  5. Per i dettagli riguardo questa vicenda si rimanda al paragrafo Florio e i suoi nemici nella pagina dei Secondi Frutti
  6. O O’ Connor, D.J. John Florio’s contribution to Italian-English lexicography, Italica, Vol. 49, N. 1 (Spring, 1972) pp. 49-67, p. 52
  7. O’ Connor, J. p. 53
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